il tema del lunedì

 

A casa mia, nella mia infanzia, di quotidiani o riviste che giravano ce ne erano ben pochi, per non dire nessuno, a parte il settimanale “TV sorrisi e canzoni”, ecco.

E poi qualche borsata “di carta”, come dicevano i miei genitori, che dei vicini ci portavano ogni tanto, sarà che al tempo non c’era la raccolta differenziata ed era un impiccio disfarsi anche di quello, sarà che in campagna la carta si usava per accendere il fuoco, sarà che era un gesto di gentilezza tra donne.

Mi pare fosse gli inizi delle scuole medie quando la insegnante di italiano propose una attività di ricerca: si trattava di scovare nei quotidiani o riviste degli articoli che ci avevano colpito per poi portarli in classe ed il lunedì farci un tema.

Per cui iniziò il rito dei ritagli di articoli dalle borsate di carta stivate nel locale caldaia, allora a gasolio, con quell’inconfondibile odore acre del caso. Ricordo una marea di “Famiglia cristiana” così come “La Stampa” o “La Repubblica” (già allora fitta fitta) ma anche “La storia illustrata”. E lì, armato di forbici e curiosità andavo alla ricerca di qualcosa che neppure io sapevo cosa. 

Siccome le notizie erano vecchie magari di un paio di mesi, se andava bene, puntai su argomenti di carattere generale o articoli di fondo (e siccome me ne vergognavo, in classe avrei invece riferito date ben più recenti degli stessi).

Questa cosa è rimasta in me, da allora.

In parte dovendo dare ragione al principio di “compensazione” su cui Alfred Adler ha fondato la sua scuola psicoterapeutica, in parte per una curiosità genuina, iniziarono ad esserci più quotidiani e riviste in quella casa, con l’abbonamento a “La Stampa” o a “Panorama”. 

Per anni ho tenuto una agenda con ritagli incollati di articoli, citazioni, riferimenti ad opere, recensioni.

Anche recentemente mi è capitato di aprire un libro e di trovare come segnalibro un ritaglio di articolo di fondo di quasi dieci anni fa con la annotazione del giorno di pubblicazione.

Poi bè, vuoi per pigrizia, vuoi per comodità, recentemente questa cosa si è trasformata grazie all’uso dello scanner, per cui ora i miei ritagli sono in digitale.

In questo periodo mi commuove pensare a quel ragazzino che scendeva in caldaia con un paio di forbici ed affrontava con tanta purezza un intero mondo celato dietro a semplici parole.

S

                                               Maurizio Anzeri, Enduring seconds, 2010
 
e poi, frutto di un ritaglio, un consiglio musicale:
http://www.youtube.com/watch?v=BDsuR22GQPQ
 
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7 risposte a il tema del lunedì

  1. unad2 ha detto:

    passare da Repubblica a Panorama è un salto triplo carpiato…

  2. germogliare ha detto:

    Ci sono pacchi di giornali che ancora oggi non riesco a buttare, perché certe volte mi dispiaceva tagliarne le pagine, c’erano talmente tante notizie da salvare.
    Oggi i ragazzi fanno copia incolla e viaaa, la ricerca è pronta, tutta racchiusa in un file, senza sporcarsi le mani di colla e incasinare la casa di ritagli (così facendo, forse si divertono meno).

  3. theallamente ha detto:

    bel brano, che non conoscevo… vedi? come sono utili i ritagli !! benchè informatici.
    Moooolto simpatico questo post

  4. mitedora ha detto:

    è un post di grande, franca, tenerezza.

  5. ciprea ha detto:

    è un modo “giornalistico” di vedere la realtà, quella di spulciare i giornali alla ricerca di articoli interessanti e poi conservarli, è un modo di “riordinare” i fatti, catalogarli, di trovarne le radici, di costruire la realtà altra, di essere curiosi infine…

  6. silvianovabellatrix ha detto:

    Lo facevo anch’io….tagliavo poi foto, di paesi che mi sarebbe piaciuto visitare, oppure di foto “storiche”. Ne riempivo cartelline su cartelline, qualche volta li incollavo su un quaderno..

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