– 55 pagine –

Ti farebbe un certo effetto vedere a cosa siamo arrivati, nonna.

Con la precisione che si addice alla grande distribuzione (abituata come eri ad un unico negozio in paese che faceva da bazar non puoi immaginare cosa siano questi mega-store con gallerie da almeno 50 negozi oltre all’ipermercato in sè) ed annessa pianificazione di almeno otto mesi di anticipo sulle uscite dei nuovi giocattoli e intrattenimenti, agli inizi di ottobre già si trovavano nella buca delle lettere i depliant per i doni di Natale.

Uno in particolare mi ha impressionato – 55 pagine – in cui si passa in rassegna tutto il desiderabile per un bimbo, ovviamente suddiviso per sezioni maschile, femminile, casa, famiglia, decorazioni, per età, per genere di interesse, etc etc etc

Se tu mi avessi visto qualche settimana fa con il carrello con dentro una renna accovacciata da mettere sotto l’albero, una Minnie gigante per la piccola ed altre cose apparentemente assolutamente inutili avresti forse fatto una smorfia.

Sì, ricordo i tuoi racconti sui Natali di quando eri bimba tu, classe 1918, quando la festa era l’attesa e la messa del 24 notte, anche perchè poi di doni non ne ricevevi molti, per non dire nulla.

Lo so che ai tuoi tempi non c’era tempo per essere bambini, che si doveva aiutare nei campi ed in montagna; lo so che non si veniva neppure mandati a scuola perchè la si riteneva una perdita di tempo, ricordo le tue parole.

Ricordo anche della tradizione della calza colma di mandarini, noci, nocciole e caramelle, che era poi la vera vostra festa perchè avevate il privilegio di tante delizie da non condividere con gli altri fratelli e sorelle.

Anche mamma e papà mi hanno raccontato dei loro Natali, nel periodo delle incursioni aeree tedesche con i bombardamenti di Torino. Senza luce, con la paura delle retate dei tedeschi in ritirata.

Ricordo i loro racconti sul panettone, che poi era non più grande di una pagnotta e alto un paio di centimetri al massimo, su cui veniva spalmata la panna (papà ancora oggi la chiama “la fioca”, in piemontese “la neve”), la stessa che mamma continua oggi a preparare per il Natale.

Anche loro sono venuti su così, con l’idea che lo spreco sia il peccato massimo da evitare.

Solo ultimamente mi sono reso conto che certi loro gesti (mai si butti via una briciola di pane dalla tovaglia…) che per anni ho contestato furiosamente, sono il frutto della loro educazione.

Solo ultimamente mi sono reso conto che anche io ho vissuto un periodo della mia vita in cui mi sembrava quasi egoistico desiderare un dono per me stesso.

Però ora sono adulto, però ora ho dei figli che hanno il diritto di essere bambini.

Viviamo in una società che li vuole fare crescere in fretta, mentre credo sia molto importante che abbiano il tempo di essere piccoli.

Ora è per loro il momento dei giochi, sarebbe assurdo privarli di ciò in nome del risparmio o di principi di non spreco.

Avranno tempo, più avanti, di comprendere certi valori, certi principi.

Per cui forse per la prima volta, quest’anno, avevo il carrello colmo di cose apparentemente inutili se viste con certi occhi, ma colme di fantasia e spensieratezza, se viste con altri.

Senza sensi di colpa, senza rimorsi.

E tu, tu che mi hai insegnato a legarmi i lacci delle scarpe e a rifarmi da solo il letto, tu che mi hai portato in montagna nei boschi, tu che negli ultimi anni a causa della demenza senile confondevi i sogni con la realtà e ci chiedevi chi fossero quelle ombre che ti imboccavano, ti cambiavano, ti legavano i lacci delle scarpe, tu mi sorrideresti come un tempo, come quella volta che svegliandomi ti trovai ai piedi del letto e mi dicesti “eri così bello che non volevo svegliarti”.

 

 

 

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6 risposte a – 55 pagine –

  1. Rebecca o semplicemente Pif ha detto:

    …Ecco un post che tocca il mio cuore… i tempi di una volta erano i tempi migliori… questo tuo racconto mi fa ricordare la mia infanzia, quando cerano ancora i miei nonni… quando non cerano i centri commerciali.. quando non sapevo che cos mi porta babbo natale.. oggi e tutto cambiato tutti sanno cosa vogliano e nessuna sorpresa, e soprattutto nessun vero natale colmo d’amore.. non so dove andiamo a finire.. grazie di cuore per questo post… ti abbraccio Pif

  2. theallamente ha detto:

    Allora desideriamo di non desiderare…
    ma questo post è talmente delicato e bello e “giusto” per il Natale…
    Auguri vivissimi a te e alla tua famiglia!
    eli

  3. Ch ha detto:

    Lettera bella e toccante.
    Pero’ no – sarei d’accordo con la nonna.
    Una Minnie gigante? E dove e’ mai la fantasia di una minnie gigante? Dove e’ la creativita’, dove sta la spensieratezza? Dove l’individualita’?
    E’ n oggetto, figlio di un sistema – e come oggetto, finira’ in un angolo dopo aver soddisfatto l’esigenza di possesso iniziale – finche’ qualcuno non avra’ una minnie piu’ grande o un nuovo oggetto consumeristico creato appositamente per creare quel senso di inadegatezza colmabile solo con il possesso di un oggetto.

    Non lo so, io ai bambini regalo sogni – ogni anno faccio in modo che ricavano la magia di una lettera di Babbo Natale direttamente dalla Lapponia (nessuno sa chi lo faccia e tutti credono, almeno per qualche momento, che ci sia del magico nelle buste coorate che arrivano), regalo colori e fogli enormi da colorare, regalo pongo e plastilina profumata, o mattoncini colorati perche’ creino, inventino, costruiscano loro stessi il loro universo ed i loro personaggi immaginari – e regalo un po’ di tempo per creare con loro.
    E’ vero, sono figli di amici e parenti, non miei – pero’ non potrei mai regalare oggetti – tanto piu’ massificati e figli di un sistema che pretende di far sognare.
    Si sogna con la fantasia, non con della plastica ingombrante.
    Si sogna inventando mondi unic e speciali – non lo so, io i personaggi standard li trovo tristemente assassini della fantasia.

    Ma si sa, io ho sempre vissuto in un mondo tutto mio, abitato da strani personaggi solo miei e da bizzarre idee, solo mie.

    • parolesenzasuono ha detto:

      Buongiono Ch,
      le riflessioni che proponi tu sono adatte ad adulti, non ad una bimba di meno di due anni in cui il concetto di confronto non esiste: per lei quella Minnie è la sua Minnie, ed è giusto che sia così.

      Grz,
      S

  4. ciprea ha detto:

    una lettera dolce e bella… sono d’accordo con te, lasciamo che i bambini giochino con spensieratezza. oggi ci sono molti giochi che sviluppano la creatività, la manualità, la fantasia e servono a far crescere in modo armonico. del resto i bimbi imparano dai loro genitori, respirano i loro valori.

  5. silvianovabellatrix ha detto:

    Ma che bello questo post, Sergio….ho avvertito tante esperienze comuni, tanto della mia, di nonna. Dei suoi gesti, delle sue parole e delle sue esperienze così simili alla tua, dei suoi valori semplici ma anche della sua lucida e disincantata intelligenza , della sua arguzia di contadina ligure. Un caro saluto
    Silvia

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