vuoti a rendere

proprio in questi giorni riflettevo sui “contabili dei sentimenti”,

quelli che non si espongono a livello emotivo o lo fanno a ragion veduta (calcolo),

quelli che accampano sensi di colpa come scusanti per venire fuori da emozioni che non sanno gestire,

quelli che misurano gli slanci in base alle proprie voglie del momento per poi, appagate le voglie, rinnegarli,

quelli che non hanno il coraggio di ammettere a se stessi cosa provano

 

come se il loro sentimento fosse un certo volume fisso, che ne so, come il liquido in una bottiglia

per cui donare parte di tale contenuto a più persone volesse implicitamente dire sottrarlo ad altri

insomma, vivono in uno stato di perenne penuria

oggi scopro che Chiara parla della stessa cosa in un suo recente post, in maniera molto efficace

un inno alla Abbondanza, al suo libero fluire, bellissimo

non da intendersi come inno alla Ingordigia, attenzione, quanto alla Autenticità

non per niente quel bellissimo testo che è “Amare tradire ” di Aldo Carotenuto tratta anche la tematica del tradimento verso se stessi, forse il vero tradimento per antonomasia

non lo faccio praticamente mai, ecco un buon motivo per farlo oggi: propongo il suo post qui

***

Condona e dimentica

Quelli che hanno il cuore stretto e che riescono a voler bene ad una persona per volta li ho sempre odiati.
Hanno bisogno di eliminarne una per farne entrare un’altra.

Suggerirei loro di abbattere il monolocale cardiaco, buttare giù tutte le loro mura, anche se portanti.
Ampliare lo spazio per amare.
Creare superficie, estendere la metratura.
Costruire verande sui balconi.
Mettere archi dove ora ci sono porte blindate.
Soppalcare il soppalcabile.

Per una causa giusta come questa sarei disposta ad ammettere il condono.
Anzi, lo concederei con gioia.

http://scenateinpubblico.blogspot.com/2011/11/condona-e-dimentica.html

***

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21 risposte a vuoti a rendere

  1. theallamente ha detto:

    spesso il timore dei bambini gelosi dei fratellini è proprio quello: il timore che la mamma possa voler bene ad una sola persona alla volta, ad un solo figlio…
    le persone avare di sentimenti certamente esistono: ne sono consapevoli? sono in grado di gestire il loro cuore? e come spremere amore laddove non ce n’è? o dove ci sono barriere che non permettono di percepire le emozioni?
    tema certamente complesso e non facile (ora corro a vedere il blog linkato!!)
    grazie

  2. silvianovabellatrix ha detto:

    Trovo brutto anche il rifiutarsi di esprimere i sentimenti evitandoli di nominarli con il loro nome…quasi per evitare che, chiamati, possano presentarsi e reclamare l’importanza del posto che spetta loro.
    Magari piccolo, ma che non si può nascondere.
    Forse per tante persone emozioni, sensazioni e quant’altro sono eventi da confinare strettamente perchè ne temono la loro forza, ed è preferibile mutilarli per renderli inoffensivi.

  3. 00chicca00 ha detto:

    io penso che non si dovrebbe privare noi stessi di viverci gli altri, diventiamo aridi , sciupati e ci leghiamo ad una gabbia senza finestre…
    chicca

  4. npablito ha detto:

    ti sei addentrato nei meandri dell’alessitimia…roba da strizza e nei casi in cui la consapevolezza e’ assente e la psicosi regnante ci si puo’ affidare solo al padreterno…si conoscono bene le basi psicodinamiche delle “emozioni chiuse a chiave” ma si puo’ fare poco sul versante della terapia,poiche’ di vera patologia trattasi …certo con diverse gradualita’ e sfumature..al massimo si puo’ ottenere un equilibrio dignitoso …ho una grande pietas nei confronti di questa nicchia imprigionata e dolorante e l’ennesima stima nei tuoi confronti..capace di sollevare problemi e tematiche di grande spessore psicoemotivo,un abbraccio Enzo

  5. ciprea ha detto:

    essere poveri degli altri è come tagliarsi i fili che ci collegano alla vita, alle possibilità che essa crea costantemente

  6. zoryana ha detto:

    “L’uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sé; ma ha bisogno del mondo per scoprire quello che ha dentro di sé …” ( Hugo Von Hofmannstahl)

  7. chiaraoltre ha detto:

    Il mio post era uno di quelli che scrivo in preda alla paura.
    La paura di quello che vedo attorno a me, a volte.
    Sergio lo ha condiviso e si è rivisto nelle mie parole o forse proprio nella mia stessa paura.
    Non lo so se avere paura in due ci fa sentire più forti, o meno soli.
    Forse si amplifica la dimensione della stessa e si procede sulla difensiva, ponendo in essere la chiusura che più temiamo.
    Profezia autoavverantesi.

    • npablito ha detto:

      la paura qualche volta e’ fatta…di niente,altre volte e’ reattiva…e meno male!senza questo meccanismo di difesa non avremmo scampo!quest’ultima la chiamerei paura “buona” esistenziale…altre volte diventa l’asse portante di nevrosi piu’ o meno manifeste,colorate da panico,fobia, depressione …per finirla qui credo che in ogni caso sentirla insieme sia un efficace forma di terapia…lottarla da soli e’ quasi un’impresa…la cooperazione, come succede spesso anche in questi blog,una vicinanza ,un ascolto servono magnificamente alla bisogna,ciao

      • chiaraoltre ha detto:

        Una buona paura esistenziale. O una paura esistenziale buona.
        L’idea mi piace, mi fa sentire molto umana. Peculiarità che molti si impegnano a cancellare. La cooperazione, o meglio la condivisione, può sicuramente essere un aiuto.
        Un’alleata nel tenere a freno la paura evitando così di finire in quella sfilza di termini brutti che hai citato: panico, fobia, depressione, ecc.
        Può aiutare a vivere la paura come sentimento necessario e non a reprimerla sino alla fuoriuscita patologica della stessa.

  8. npablito ha detto:

    la paura…fa parte del gioco,le parole che ..sussurri quasi…impaurita mon dieu!sono bellissime.La repressione non e’ male ma sempre di un meccanismo di difesa di serie B trattasi. Mi viene in mente una stupenda poesia di Kafavis..in attesa del nuovo anno che verra’
    Candele
    Stanno i giorni futuri innanzi a noi
    come una fila di candele accese,dorate,calde,e vivide
    Restano indietro i giorni del passato,penosa riga di candele spente
    le piu’ vicine danno fumo ancora,fredde .disfatte e storte
    Non le voglio vedere:m’accora il loro aspetto
    e guardo avanti le candele accese,ch’io non scorga,in un,brivido.
    come si allunga presto la tenebrosa riga
    come crescono presto le mie candele spente

    ciao

  9. chiaraoltre ha detto:

    Non sono così impaurita come mi pensi.
    Sono semplicemente delicata nell’avvicinarmi. A passi lenti. Per non mettere in fuga nessuno, in primis me stessa.

    Bella questa poesia!

    • npablito ha detto:

      delicata?vuoi dire che sprizzo soggezione?forse hai ragione!il fatto e’ che ogni tanto…sfioro il bipolare!scusami ogni tanto mi scappa….certo che e’ bello Kafavis!
      ciao

  10. chiaraoltre ha detto:

    Delicata nell’avvicinarmi alla paura o al discorso che la comprende.
    Delicata nel parlarne, col rispetto che merita.
    Intendevo dire questo.
    Nessuna soggezione per te, davvero.

    • npablito ha detto:

      privacy e discrezione..capisco..forse anche un pizzico di pudore,anche se leggendoti qua’ e la’ avevo avvertito una personalita’ vagamente “cartesiana” .Comunque non mi pare,questo, il posto per riempire il bicchiere mezzo vuoto…spesso si resta in una cornice generale senza la possibilita’di approfondire ,ci resta solo lo scritto e la relazione e’ priva di tutte le componenti sensoriali(soma,postura,voce,mimica) che definiscono la realta’,senza x questo dequalificare la bonta’ dei blog o bar virtuali come mi piace definire questo strumento..mon dieu!spesso gli incontri importanti si fanno a tavola!be’..mi sono lasciato andare un poco fuori pista…vado,buona serata..e buona vita,ciao

      • chiaraoltre ha detto:

        Vagamente cartesiana ci può anche stare. Ma di certo non è l’unica definizione che mi calza. Ma come hai giustamente detto tu qui mancano gli altri elementi per avere un quadro completo, per quanto superficiale, di un individuo. Ma un mezzo seppur incompleto può comunque dimostrarsi valido. Il ‘tutto’ è un’ulteriore ossessione del nostro tempo.
        Ciao

  11. Rita ha detto:

    Ciao,
    sono venuta a visitare il tuo blog perché ho letto (su blonde inside’s blog) che Buzzati è il tuo autore preferito 🙂
    Piace moltissimo anche a me, e tra gli italiani è certamente l’autore che amo di più.
    Sono particolarmente legata al racconto Il Colombre.
    Anche io ho scritto qualcosa su Buzzati nel mio blog (ma in riferimento ad un altro racconto):
    http://ildolcedomani.blogspot.com/2011/02/dolce-notte-di-buzzati-e-antichrist-di.html

    Prima o poi dovrò scriverci altro, ma come mi accade per tutti gli autori che amo in maniera segreta e sconfinata, mi sembra, parlandone, di mettermi troppo a nudo, e questo perché li sento così intimamente vicini e connessi.
    Tornerò a visitarti sicuramente 🙂
    Un saluto

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