– accettazione –

 

ero lì per via di un intervento a mio figlio atteso da oltre due anni, un intervento di week-hospital, una cosa da due-tre giorni di degenza post-operatoria, quindi nulla di complicato o di cui preoccuparsi, tutto è andato per il meglio

particolare trovarsi in sala di attesa proprio di fronte alle sale operatorie, giusto di fianco al reparto rianimazione ed a quello di terapia intensiva

per un’ora e mezza sono stato spettatore di occhi fissi nel vuoto, magari a fissare la stessa pagina di un mensile qualunque o le pareti davanti a sè, genitori esattamente come me, cui il destino aveva riservato altro rispetto a quanto vivevo io in quel momento

si sentiva un forte silenzio, una forte sospensione di respiri, una sospensione del tempo, tipo

alcune chiamate ai cellulari dall’esterno a cui ricorreva una risposta evasiva, stanca, meccanica…”è dentro”…

ho visto una madre prendere dalla propria borsa firmata un rosario ed indossarlo al collo per poi trovare il coraggio di citofonare al reparto rianimazione e dire con una voce diafana “sono la mamma di …., mi avete chiamato questa mattina chiedendomi di venire subito”, con un intonazione tra l’incredulità ed il terrore per il tipo di risposta che avrebbe potuto giungere da un citofono…

oppure le scritte ai muri, in varie lingue, alcune struggenti nella loro disarmante semplicità, altre in arabo o cinese, sino ad un italiano zoppicante in cui si invoca la forza, il coraggio, la bellezza di tanti bimbi che negli anni sono stati in quelle sale operatoria

mi è tornato alla mente “Sette piani”, uno dei racconti maggiormente riusciti di Dino Buzzati in cui ad ogni piano corrisponde il livello di gravità della condizione medica; qui i piani erano otto ma il clima molto simile: scendendo per le scale per andare a prendere un panino o un caffè mi faceva incontrare certe targhe di indicazioni che non mi hanno lasciato indifferente…grandi ustioni, riabilitazione, chemioterapia….ed altre…

tutto ciò mi ha fatto riflettere su quanto siamo impotenti, su come non possiamo prevedere gli eventi…

è un continuo adattarsi agli eventi che capitano, nel bene e nel male…

una perenne accettazione, proprio come il primo sportello incontrato all’ingresso

S

http://www.youtube.com/watch?v=o2TZyYkohxk

The only constant I am sure of
Is this accelerating rate of change

Peter Gabriel


 

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10 risposte a – accettazione –

  1. Rebecca o semplicemente Pif ha detto:

    A volte mi domando come si può aspettare due anni per un intervento chirurgico soprattutto per i bambini. Credo la sanità italiana non funziona bene, comunque sono felice che tuo figlio sta bene.. Pif

  2. rita ha detto:

    Siamo impotenti e, spesso, distratti dalla superficialità.
    Trovarci di fronte a queste realtà ci fa svegliare.
    Penso a quella madre che ha citofonato e mi si piegano le gambe.
    Sono felice che tuo figlio stia bene.
    Ciao

  3. arielisolabella ha detto:

    e’dura.La nostra fragilita’e’sconfortante talvolta inaccettabile.Son lieta che tutto sia andato per il meglio.

  4. luciabaciocchi ha detto:

    Toccante cronaca di un giornata di attesa e sofferenza..
    Un saluto 🙂

  5. Carla ha detto:

    è vero siamo impotenti di fronte al destino, ma la forza deve nascere da noi, per superare ogni calamità…si tratta di aver fede, di non arrendersi, di sperare.
    i racconti di Dino Buzzati li ho letti anni fa, sono veramente interessanti.

    un caro saluto
    carla

  6. silvianovabellatrix ha detto:

    Ricordo benissimo ” Sette piani”. E’ un po’ che non la rileggo, ma rammento perfettamente il senso dell’inesorabile e progressivo sprofondare che trasmetteva. Senza che apparentemente la realtà quotidiana fosse minimamente mutata.
    Spero per tuo figlio tutto ok 🙂
    Un saluto
    Silvia

  7. massimo botturi ha detto:

    conosco bene queste situazioni, e anche il racconto di Buzzati. Sono perfettamente d’accordo con te, la nostra fragilità spesso ci è completamente estranea, ma si risveglia subito in occasione di eventi sui quali non abbiamo nessun controllo.

  8. lauramentre ha detto:

    un sorriso e un sospiro sollevato al tuo bimbo.
    ciao!!

  9. Alephh ha detto:

    Se la gente si rendesse conto delle cose che tu hai così ben descritto, se la gente almeno una volta nella vita vedesse tanto dolore forse sarebbe meno cattiva.
    Ciao S., bello il commento che mi hai scritto sulla mente e l’amore.

  10. poemonapage ha detto:

    Gli ospedali sono un mondo difficile… Tutti ci portano dentro un po’ di sofferenza (piccola o grande che sia), ansia e preoccupazione, così da creare un’atmosfera strana e completamente diversa da quella del mondo che è rimasto fuori. Complimenti davvero a chi riesce a vivere in quel mondo attivamente e aiutare chi ne ha bisogno…
    L’impotenza è una condizione bastarda, poiché ti fa sentire solo, senza una causa e senza un effetto…

    Un bacio!
    Paola

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