le parole hanno una scadenza, una data stampigliata di lato?

Le parole, al pari degli angeli, sono forze dotate di poteri occulti su di noi.

Sono presenze personali corredate da intere mitologie e dei loro effetti monitori, blasfemi, creativi e distruttivi.

 James Hillman

***

pensavo al latte nel frigorifero, in realtà.

pensavo che ogni volta che lo apro guardo la data di scadenza, così come per gli affettati ed altri alimenti.

non so perchè o forse lo so benissimo, che è la stessa cosa, mi è venuta questa analogia con le parole che dico o quelle che mi vengono dette.

le parole hanno una scadenza, una data stampigliata di lato?

leggevo in questi giorni che le parole hanno senso quando sono dette, poi il loro potere si affievolisce.

pensa al vangelo di Gesù, pensa a Martin Luther King, a Gandhi.

le loro parole erano efficaci per gli uomini di quel particolare periodo storico e in quella particolare condizione sociale.

certo, qualcosa sopravvive, arriva sino ad oggi, ed andrà oltre.

ma non la stessa freschezza e pregnanza: i significati saranno reinterpretati ed adattati al mondo in cui tali parole saranno lette.

certo, ci sono parole e parole ed ognuno di noi ad esse dà un proprio significato, ecco che Hillman mi viene in aiuto: le parole come centri energetici che ci fanno risuonare…

http://www.youtube.com/watch?v=-mBbsDiB16c

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11 risposte a le parole hanno una scadenza, una data stampigliata di lato?

  1. semplicementelisa ha detto:

    No .. io non credo che le parole abbiano potere solo quando sono dette …
    anzi, credo che da quel momento inizino un cammino molto molto lungo …

    Buona giornata …

    elisa 🙂

    • parolesenzasuono ha detto:

      vero Elisa:
      le parole scavano in noi, almeno in quelli che danno un peso ad esse—

      però è anche vero che ognuno dà un peso differente alle stesse parole, quindi per alcuni il sentiero si interrompe dopo pochi passi—

      ciao, salutoni a Bologna—

  2. ili6 ha detto:

    Ci sono parole che non scadono mai, che ami sentirle e risentirle, conservarle, elaborarle, farle tue. Altre perdono di efficacia se dette troppo tardi, altre ancora, dette o non dette, ti scivolano addosso come acqua perchè non ti appartengono.
    Hillman dice bene: la forza della parola, della comunicazione è elevatissima.
    Certi testi-messaggio, poesia e grande letteratura hanno raggiunto l’eternità; puoi rigirarli e reinterpretarli, ma non perderanno il loro fascino se ti predisponi a farti conquistare da essi.
    Ciao

  3. arielisolabella ha detto:

    la forza della parola e’piu’grande dell’energia atomica ..io lo so …lo vedo tutti i giorni…posso fare tali orrendi disastri con le mie parole o grandi eo piccole meraviglie……..mai le uso a caso se non per scherzare…il loro potere e’eterno.malefico eo benefico…rimane li’sospeso nel silenzio nel fragore ma rimane oltre le cose …oltre noi.

  4. parolesenzasuono ha detto:

    ascoltavo domenica una recensione radiofonica di un testo che ha attinenza con questo post, quando ci ricorda che la nostra vita è fatta anche di parole:

    “Le parole disabitate”:

    Il Novecento è stato il secolo delle «adunate», ma anche dei «comizi», il secolo degli «alternativi» e dei «compagni». È stato il secolo delle «epurazioni», ma anche della «emancipazione», della «Contestazione» e delle sedute di «autocoscienza». Nel Novecento c’era ancora il «Piccì». E da una parte stavano i «padroni», dall’altra i «proletari». Un secolo affastellato di eventi e di oggetti: la macchina da scrivere, il juke-box, il flipper. Si andava a letto prima del Carosello e le signorine snob si scatenavano nel «Palais de Danse» a Londra. Cento parole per riannodare le maglie di un secolo, attraverso le testimonianze degli scrittori e le cronache del tempo. Un catalogo di parole disabitate, uscite dal linguaggio quotidiano per disaffezione o perché passate di moda. Parole spesso abusate e poi diventate fantasma. Scrive Paolo Mauri nella prefazione: «L’operazione non è univoca e nemmeno indolore. Si ricorda con piacere, ma spesso con rabbia o con malinconia».

    http://www.ibs.it/code/9788884194985/de-santis-raffaella/parole-disabitate-novecento.html

  5. S. ha detto:

    Alle informazioni è stata data una scadenza:

    http://sogniestorie.splinder.com/post/24456124/se-ricordare-diventa-superfluo

    A proposito di “parole”…”I nomi hanno poteri” dice la prima regola della Magia. Per questo si usano un sacco di soprannomi per evitare che si conosca il vero, unico NOME e per questo, come scrive T.S. Eliot, non riuscirai mai a scoprire “l’ineffabile effabile effineffabile profondo inscrutabile ed unico NOME” di un gatto. 😉

    http://sogniestorie.splinder.com/post/14946256/il-nome-dei-gatti

  6. frammentidipassione ha detto:

    Le parole non scadono. Casomai la capacità di ascoltarle e di capirle.
    Silvia

  7. albafucens ha detto:

    Le parole hanno un potere enorme non saprei se hanno una scadenza o meno “molto carina come idea” :)) forse siamo noi a dargliela una scadenza, a me piace pensare però che non si affievolisc bensì..

    “Muore la parola appena è pronunciata: così qualcuno dice. Io invece dico che comincia a vivere proprio in quel momento” ~ Emily Dickinson

    le parole vanno solo trattate con garbo e rispetto perché conservino il loro potere, o come dice Gianrico Carofiglio nel suo libro “La Manomissione delleParole”

    Le parole servono a comunicare e raccontare storie. Ma anche a produrre trasformazioni e cambiare la realtà. Quando se ne fa un uso sciatto e inconsapevole o se ne manipolano deliberatamente i significati, l’effetto è il logoramento e la perdita di senso. Se questo accade, è necessario sottoporre le parole a una manutenzione attenta, ripristinare la loro forza originaria, renderle di nuovo aderenti alle cose

    Le nostre parole sono spesso prive di significato. Ciò accade perché le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole.
    Le abbiamo rese bozzoli vuoti. Per raccontare dobbiamo rigenerare le nostre parole. Dobbiamo restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore.
    E per fare questo dobbiamo farle a pezzi e poi ricostruirle.

  8. Ch ha detto:

    Le parole non scadono, cambiano.
    Hanno forza nel ‘Hinc et Nunc’ – tutto il loro significato, tutta la loro potenza si esprieme nel loro contesto. Poi evolvono, acquistano sapori differenti, significati diversi.
    Il tempo vi si deposita lento, lascia intravedere quello che e’ stato cambiandone i contorni e lo spessore.
    A volte il tempo le rafforza imprimendo loro nuovi significati, altre volte le addolcisce e le fa evaporare, facendo perdere di consistenza.
    Ma qualcosa rimane.
    Un’essenza – sia di profumo che di concetti.

    Ma qullo che rimane dipende dal tempo e da chi e da come riceve e vive quelle parole…

    Ch.

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