in curva

 I giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere.

Socrate

pensavo a cosa rimarrà di me nei mie figli, che impronta, quale atteggiamento, quali luoghi comuni, i gesti, le parole, i modi di dire—

riflettevo su come si possa essere genitori in mille maniere differenti, pur avendo di mira, si spera, il bene dei figli—

ne ho visti di modi di fare molto diversi dai miei, mi sono convinto che non esista quello “giusto”, esiste il proprio, al massimo—

ovvio che spesso si ripropone quanto si è vissuto da figli, il modello che i nostri genitori avevano nei nostri confronti—

e consideravo come a volte ci si faccia ingabbiare dalle definizioni, dalle aspettative, dai ruoli—

in questo mestiere che si improvvisa e il cui datore di lavoro sono delle creaturine apparentemente innocue, che riescono a metterti in scacco in meno di una mossa, fosse anche solo per il fatto di non farti dormire per più di due ore consecutive—

certamente una esperienza che richiede molte energie, al tempo stesso una delle poche occasioni in cui si senta davvero di “toccare il futuro”—

(non a caso nella intestazione di questo blog c’è una porzione di foto di Leonardo, mi pare significativo il contesto: una curva che non fa intendere cosa ci sia dopo, lui che guarda indietro—)

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17 risposte a in curva

  1. arielisolabella ha detto:

    il mestiere piu’difficile del mondo…….era piu’semplice imparare il tedesco o fare l’astronauta…sospiro..mi metto sempre in discussione e rido con mia figlia anche quando ci sarebbe da piangere …chissa’cosa restera’ alei di me…spero l’allegria….almeno questo…^_^

  2. ili6 ha detto:

    Sicuramente è il mestiere più difficile, ma anche il più desiderato, il più amato e la sua assenza fa soffrire.
    Le aspettative spesso sono uguali, ma strada facendo possono subire varianti, modifiche ed adattamenti; è vero che si tende a ripercorrere l’educazione ricevuta ma è anche vero che ti trovi davanti un esserino diverso da come eri tu alla sua età. E diverso è anche il contorno, la società in cui loro crescono. Gli adattamenti, pertanto, sono continui e strettamente connessi alle loro potenzialità, sempre in crescita. Stargli dietro, capirli, comprendere e prevenire è sempre più difficile.

    Dopo quella curva c’è la sua vita, che percorrerà ricordando quel pezzo di strada molto bello (non a caso il verde dei boschi) fatto insieme ai genitori, ricco di protezione (anche il caschetto è significativo…) ed affetto. Guarderà sempre indietro perchè quel tratto di vita, percorso mentre mamma e papà lo tengono per mano, gli permetterà di impostare le future e migliori traiettorie. Non sarà mai solo, ma dovrà imparare a camminare da solo. E ce la farà.
    Ciao
    Maria Rosaria

  3. Sonja A. ha detto:

    E’ proprio vero, questo è un mestiere che non si impara se non direttamente sul campo, noi ce la mettiamo tutta e facciamo del nostro meglio cercando ispirazione da quanto ci è stato insegnato e aggiungendo del nostro, ma visti i tempi e come tutto è in costante evoluzione ci si rende conto che è come se noi fossimo fermi e loro ci hanno già dato uno stacco salvo poi fermarsi quell’attimo per consentirci di raggiungerli e di nuovo sono in fuga. Ci vogliono tanta pazienza e un sacco di energie, ci vogliono passione e tanto amore oltre a una smisurata pazienza.
    Sicuramente nel nostro essere imperfetti abbiamo la convinzione di essere nel giusto ed è certo che dal momento in cui vengono concepiti e finchè rimarremo in vita saranno fonte di pensieri, preoccupazioni e si spera, tante gioie.
    Non potevi scegliere foto migliore, è bellissima e molto significativa.
    Dai un abbraccio da parte mia al tuo tesoro.

  4. redrose75 ha detto:

    non saprei … non sono una mamma …
    da figlia … io vedo in me molto dei miei genitori …
    non solo fisicamente o nelle espressioni di viso e corpo ..
    dico ..nell’anima …
    è un legame così … profondo

    è bellissima la foto che hai scelto …davvero bellissima ^_^

  5. elisa ha detto:

    Non ho figli … unico rimpianto della mia vita .. sara’ per
    la prossima..spero almeno …. e credo davvero sia toccare il futuro …
    e magari passeggiarci con queste “innocue creaturine ” …. sorrido …

    Il mio lato animista? uno dei tanti … forse dovuto anche all’aver lavorato
    per tanti anni con i bambini piccoli, ….
    e non credo passero’ qui …. non mi piace, almeno per ora
    e soprattutto, da brava figlia dei fiori, considero questa migrazione una sorta
    di violenza … certo nn è obbligatoria, ma se voglio continuare la strada intrapresa con questo blog devo farlo .. e non mi piace questa cosa, non mi piace proprio…
    troverò un’altra web-casa …sorrido ….

    Buona serata 🙂

    elisa aka roccia 😉

  6. Harielle ha detto:

    Bentrovato qui, Sergio, ho seguito la traccia tramite il blog di Sonja e ora ti inserirò nel blogroll per non farmi scappare nessuno di voi ^^
    La tua domanda è condivisa da molti genitori, e me la sono posta tante volte io, ancora adesso, forse anche più adesso che mia figlia è grandina. Vedo che mi assomiglia in tante cose, forse più nel carattere e nelle attitudini che nei tratti fisionomici, ma assomiglia alla me di oggi, non alla ragazza che ero.
    E proprio ieri, guardandomi nello specchio, invece, mi sono vista così simile alla mia mamma perduta da tanto tempo, io che, dicevano tutti, ero l’immagine di mio padre in tutto. Eh, mi sono detta, il tempo restituisce, dona un sorriso, una consolazione, un frammento di luce.

    Ciao, Harielle

  7. Harielle ha detto:

    Ah, dimenticavo : bellissima la foto del tuo bimbo

  8. fab ha detto:

    ho un figlio, ora diciasettenne..parliamo molto..
    per noi questa è una delle cose importanti..cercare sempre di “capire cosa vogliamo dirci, cosa pensiamo…non è necessario essere sempre daccordo..

  9. silykot ha detto:

    Avevo notato la foto già prima di leggere questo post: è splendida e degna di molta attenzione.
    Andrebbe inserita in un manuale di psicologia dell’età evolutiva! 🙂

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