Polenta e profumo.

  

Cesare Zavattini sostiene che i poveri sono matti?

Ebbene, sono anche poeti.

Quando i contadini del mio paese vivevano in perfetta povertà, ossia molti e molti anni fa, una salacca (aringa) bastava per la cena di un’intera famiglia.

La si appendeva per la coda alla lucerna del tinello a perpendicolo sopra la tavola dove era stata scodellata la polenta.

Ognuno, con una fetta, sfiorava la salacca, quindi trangugiava al polenta, convinto di non mangiarla schietta: il profumo di quel pesce coriaceo dava l’illusione della pietanza.

Al termine del rito, la salacca veniva liberata dal capestro e riposta in un cassetto, per la cena dell’indomani.

 

(dal ricettario del "Paiolo Ardes")

 

 

 

***

a me questi racconti di vita passata mi fanno sempre commuovere.

soprattutto perchè mi riportano ai tanti racconti ascoltati dai miei genitori, lei del 1938, lui del 1940, simili a questi, ma non solo racconti: vita vissuta.

ho dovuto diventare "grande" per rendermi conto del perchè di certi comportamenti, anche a tavola, dei miei genitori, per i quali, ad esempio, le briciole del pane non andavano mai buttate via…

con quella insofferenza adoloscenziale di chi non ha tempo di fermarsi e chiedersi il perchè delle cose mi capitava di mortificarli volutamente in certe occasioni…ora me ne vergogno non poco di certe uscite…

ma si sa, è proprio vero che sinchè si è "solo" figli non sempre è semplice immedesimarsi nella figura dei propri genitori, nel loro vissuto, nelle loro fatiche per crescere e creare una famiglia…

ho imparato ad amarne anche le manie apparentemente assurde e fuori luogo, perchè so che nascono da privazioni che io non ho mai vissuto, proprio grazie a loro.

 

ps: la nostra polenta di ieri invece era ben arricchita di uno squisito spezzatino…

 

 

 

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7 risposte a Polenta e profumo.

  1. Luciana ha detto:

    I miei genitori, più o meno dell’età dei tuoi, mi hanno raccontato le stesse cose.A volte si fa fatica a crederci, ma è vita vissuta sulla loro pelle.Certamente sono racconti che, in età adolescienziale, ci hanno infastidito.Ora viviamo nella società dello spreco, cioè esattamente l’opposto.Dovremmo ricordarci più spesso del vissuto dei nostri genitori………..e trasmettere ai nostri figli quei valori.Buona giornata,Luciana.

  2. silvia ha detto:

    E’ vero certi racconti e certe abitudini si riescono a comprendere solo da adulti, quando anche noi siamo diventati genitori….allora tutto diventa più chiaro e comprensibile. I racconti, come questo, di una povertà vissuta sulla pelle…sembrano frutti di una fantasia che si ascoltavano come si faceva con le favole…..troppo lontane dal nostro modo di vivere così diverso proprio grazie agli sforzi dei nostri genitori. Mio padre era del 24 e mia madre del 38, e i racconti sono gli stessi e si assomigliano tutti…..momenti difficili di una vita di sacrifici e di miseria che noi, grazie a loro, non abbiamo conosciuto. Molto bello questo post……un viaggio nel mondo dei ricordi che fà sempre bene al cuore!

  3. Carlo ha detto:

    Accadeva tanti e tanti anni fa da noi..ma in fondo non poi molti …solo una cinquantina…E nello stesso tempo accade Oggi…e magari non molto lontano da casa nostra…Ricordiamocene ogni tanto.Buon Pomeriggio da Carlo.

  4. lolli ha detto:

    I miei nonni mi parlavano, in vita, di "poenta e osei"….. non so se siano mai riusciti a mangiarne, anche loro hanno subito, e duramente, la guerra … So per certo che gli osei erano normalmente sostituiti con (poca) carne comune, sempre che fossero riusciti ad averne sulla tavola … tutto equamente suddiviso! Bellissimi i nonni, uno degli baluardi del nostro senso di autoconservazione =_= !!! Un saluto.

  5. Harielle ha detto:

    I miei genitori non mangiavano polenta, perchè erano gente del sud, ma la povertà era la stessa, e i racconti del tempo di guerra in cui loro erano ragazzi e soffrivano privazioni e fame mi hanno lasciato dei segni nell’anima. Ricordo che in tempi di boom economico e maggiore sicurezza la mamma, quando avanzava del pane, cercava di usarlo in molti modi, ma se poi doveva proprio buttarlo, perchè secco senza rimedio, lo baciava e faceva un segno di croce su di esso…e certe volte mi ritrovo a ripetere quel gesto, quasi involontariamente.Un caro saluto

  6. ventodeldeserto ha detto:

    ciao S….vento

  7. ♥ ღ ♥ Mikì ♥ ღ ♥ ha detto:

    Qui da me c’erano tutt’altre usanze, da noi non si mangiava e non si mangia polenta , peccato so che è buonissima, arrivera’ il giorno che l’assaggero’.Le storie di mia nonna son molto simili a cio’ che scrivi, riguardo alle briciole del pane, all’epoca non si buttava nulla, ora i tempi son cambiati, si vive nel consumismo e molte cose non vengono apprezzate, anche se ammetto di esser di vecchio stampo su alcune cose, forse perchè nella mia testa ci son racconti antichi che mi hanno portata a crescere e maturare.Come hai ben detto, quando si è solo figli, il mondo lo si vede diversamente, in modo superficiale, dove tutto è quasi dovuto.La crescita porta alla maturita’, alla metamorfosi e vedere il mondo che ci circonda con occhi diversi.A presto e buon proseguimento di giornata

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