buona vita e buona morte (Sogyal Rinpoche)

 

1. Cammino per strada.
C’è un buco profondo nel marciapiede.
Ci cado dentro.
Sono perduta, sono disperata.
Non è colpa mia.
Ci vorrà un eternità per uscirne.

2. Cammino per la stessa strada.
C’è un buco nel marciapiede.
Fingo di non vederlo
e ci cado di nuovo.
Non posso credere di essere allo stesso posto.
Ma non è colpa mia.
Ci vorrà molto tempo per uscirne.

3. Cammino per la stessa strada.
C’è un buco nel marciapiede.
Lo vedo.
Ci cado dentro, è un abitudine.
I miei occhi sono aperti,
so dove sono.
E’ colpa mia.
Ne esco immediatamente.

4. Cammino per la stessa strada.
C’è un buco nel marciapiede.
Ci giro attorno.

5. Cambio strada.

^^^^
Questo piccolo estratto di Portia Nelson può, in un certo senso, introdurre all’opera di Sogyal Rinpoche e, non a caso, è una citazione presa dallo stesso libro.

Sogyal Rinpoche, grande praticante, studioso ed esperto di Buddismo Tibetano, al suo primo incontro con la cultura occidentale "rimase costernato nello scoprire che, a dispetto di tutti i suoi successi nel campo tecnologico, la società moderna occidentale non comprende minimamente quel che accade al momento della morte" e notò che "quasi tutti muoiono impreparati a morire, così come hanno sempre vissuto impreparati a vivere".

La grande saggezza dell’autore lo spinse, tra le altre cose, a scrivere questo testo. Scrivere per aiutare persone bisognose ad "aprire gli occhi", scrivere per far capire a noi stessi il perchè delle nostre stesse azioni, visto che, prevalentemente, sono azioni inconsce (non governiamo il nostro corpo, siamo troppo abituati a lasciarci condurre dalle evenienze).

Attraverso le parole di questo maestro, ognuno di noi può riflettere sulla propria esistenza e sui propri limiti, meditare e gioire dei propri meriti, assumere uno sguardo che tenda a sviluppare il positivo (e non il negativo, così come succede nella nostra società), imparare alcune tecniche di base utili per noi e il nostro umore.

Un libro fondamentale e rivolto a tutti (non solo ai credenti) che lega le sue tesi a risultati scientifici senza mancare di una forte componente mistica.

Un testo impossibile da descrivere in maniera esaustiva, sono pagine utili per ogni adulto, da leggere e regalare alle persone che si amano davvero.

 

Tratto da

http://www.ciao.it/Il_libro_Tibetano_del_vivere_e_del_morire_Sogyal_Rinpoche__Opinione_714970 

 

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10 risposte a buona vita e buona morte (Sogyal Rinpoche)

  1. Alessandrina ha detto:

    Interessantissimo, grazie per la segnalazione non mancherò di approfondire. davvero.Buona giornata*Ale*

  2. G. ha detto:

    Quanta verità in queste parole… Grazie…

  3. Francesca ha detto:

    TI ho trovato sui commenti di Alessandrina e ti ho fatto visita: che bel blog!Mi sono letta tutti i tuoi ultimi interventi, questo post è bellissimo, e ho apprezzato molto il tuo intervento sui caduti nella missioni di pace, ho fatto quello che ci hai suggerito, ho letto i loro nomi, per non dimenticare.Noto per altro che anche tu, come del resto la nostra amica ale, (e di certo non mi tiro indietro neppure io), sei avezzo a figuracce…ma a 17 anni tutto è perdonato e ci si fa sopra una bella risata!La cosa che mi ha colpita di più? la tua frase "La psicoanalisi gli ha permesso di conoscere se stesso, lo Zen gli ha permesso di sbarazzarsi di se stesso."…devo iniziare lo zen nel più breve tempo possibile….

  4. Annadigiugno ha detto:

    E’ bello il modo così semplice con cui ha spiegato il nostro vivere.Cadiamo sempre negli stesssi errori, ripetendo azioni sbagliate magari chiedendoci com’è possibile, o dando la colpa al caso, agli altri, alla sorte.Nessuna consapevolezza, nessuna responsabilità, nessuna attenzione.Impreparati, alla morte come alla vita, quasi inconsapevoli o meravigliati di fronte alle conseguenze delle nostre azioni."Non pensavo, non volevo, non credevo che…"La chiarezza, ascoltare il cuore, agire sempre con responsabilità, questo dovremmo fare, per essere pronti, a morire…a vivere.Perchè un’azione voluta, consapevole, sentita vale più di mille altre nelle quali non siamo attori, ma solo pedine mosse da qualcun’altro o qulcos’altro.Buon pomeriggioAnnamaria

  5. Harielle ha detto:

    Il bene e il male. Cos’è bene e cos’è male? Chi decide? La fede in cui ci riconosciamo, la filosofia a cui ci affidiamo oppure i precetti morali che ci vengono dalla nostra educazione? Krisnhnamurti dice che "il bene è ciò che noi non temiamo; il male quello che temiamo". Penso e ripenso. Allora, se distruggiamo la paura, distruggiamo anche il male? Si, ma come sottrarci alla schiavitù della paura? Quando amiamo qualcosa o qualcuno non abbiamo paura di niente. Perchè? Forse perchè giudichiamo con l’amore e non con la paura? E allora, forse, se allo stesso modo, amassimo la vita, potremmo accogliere tutto con amore. Non ci sarebbe più il discrimine fra ciò che è bene e ciò che è male e la nostra mente, libera da ristagni di moralità, affrancata dall’ingombro di precetti ed echi di proibizioni, potrebbe dare ascolto a quella voce dell’anima che ci parla di un ‘mondo altro’.Ciao.

  6. ... elisazingarafelice ha detto:

    L’ho letto e riletto …rispecchia davvero il modo in cui siamo prigionieri dei nostri schemi …. il non saper guardare oltre ….e ricadere negli stessi errori …nelle stesse spirali che ci bloccano le ali del cuore …Mi hai incuriosito..cercherò materiale su di lui …un abbracico affettuoso …elisaP.s. Venerdi sera niente incontro col lama … rimandato 😦

  7. ... elisazingarafelice ha detto:

    Altra cosa che mi è venuta in menterileggendo mentre uscivo …qll frase "non è colpa mia …"comodo alibi …..

  8. giovanna ha detto:

    Già come dice Elisa spesso viene usata la frase non è colpa mia è il destino ma il destino un pò è fatto anche da noi ciao

  9. antonella ha detto:

    io lo vedo come un processo interiore ( per gradi) verso la consapevolezza e l’accettazione e la responsabilità del proprio agire, del proprio sentire. Il buco potrebbe essere un qualcosa che noi consideriamo (giudichiamo) negativo : un sentimento (come la paura, l’invidia, la rabbia) , un ostacolo, una caduta, un errore, insomma un intoppo nella nostra vita. Inizialmente cadiamo dentro e abbiamo pensieri negativi, poi a poco a poco ne prendiamo consapevolezza, lo guardiamo bene , senza fingere che non ci sia, senza dire "non è colpa mia", senza giudicare, semplicemente prendendone atto e allora per noi ciò che consideravamo negativo, non è più un problema, non lo giudichiamo, non lo consideriamo, non esiste più per noi (anche se c’è) ed inizia il cambiamento della nostra vita.grazie del suggerimento di lettura ciao e buona giornata

  10. Carlo ha detto:

    Molto più che poche frasi servono per chiarire un pensiero e per immedesimarcisi o meno…Per Intanto…BUONA VITA! Ahaha!Da Carlo.

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