radici, legami, catene.

 
sono indissolubili e costituiscono l’ossatura della nostra vita.
ci plasmano e ci danno una impronta da cui dipenderà il nostro modo di vedere il mondo, di leggerlo e di leggerci in esso.
 
non per altro l’età pre-adolescenziale è quella in cui ci formiamo davvero, il resto sono piccoli aggiustamenti successivi, raramente inversioni di rotta.
 
e questo non significa che si debba essere rassegnati, il famoso "sono fatto così" è solo una autogiustificazione che significa "non voglio cambiare".
 
almeno affrontarsi, dico.
almeno cercare di vedere le radici dei propri comportamenti ripetitivi, del proprio modo di affrontare le situazioni, le cose, le relazioni.
 
non è un percorso semplice.
 
ma credo che anzichè interessarsi dell’habitat degli ornitorinchi potrebbe essere interessante rivolgere la propria attenzione a se stessi e cercare di comprendersi meglio…
 

 
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10 risposte a radici, legami, catene.

  1. JACKMAX ha detto:

    l’ornitorinco è sempre piu intrrospettivo di un rinco…..

  2. py ha detto:

    e sopratutto…si potrà dire: ce l’ho fatta, nonostante tutto ce l’ho fatta…pur continuando a vivere con certe catene…non risulta facile comprendersi, ma è più facile evitare di farlo

  3. SolaMente ha detto:

    No, nn è facile rendersi conto….nn tutti sono capaci di mettersi in discussione; per farlo ci vuole coraggio.Un sorriso

  4. bisbetica ha detto:

    ahahahahah max, bellissima!!! :-Dsergio, guardarsi dentro, spiegarsi, ammettersi costa lacrime e destabilizzazione.penso un po’ al tuo post di ieri e magari in altra chiave… ho le mie abitudini che mi "contengono" per così dire, che mi dirigono, i paletti imposti da me stessa o da altri… resta che mi tracciano la strada e in fondo so che così vado bene..penso ai maniaci dell’ordine e del predefinitoecco, guardarsi dentro significa disordine, come svutare un armadio: non è da e per tuttim, ci vuol davvero coraggio

  5. ReS ha detto:

    Ho letto tempo fa qualche libro di analisi transazionale di E.Berne dove dall’autore viene sottolineato che ogni persona possiede uno stile di vita preconscio, detto copione, per mezzo del quale struttura tutta la vita.Pare quindi che ogni individuo, nei primi anni della sua esistenza, decida la propria vita e la propria morte….. Questo copione è un piano di vita che viene strutturato sotto l’influenza dei genitori che programmano i bambini trasmettendo loro quanto hanno a loro volta imparato …. insomma se essere perdenti, o vincenti..Nell’adolescenza ci si trova ad oscillare tra copione ed anticopione per finire poi ancora in balia dei vecchi precetti.Pare che la voce parentale eserciti un controllo simile a quello esercitato da un ventriloquo e ci si trovi a volte a dire parole che vengono da qualcun altro… Solo una presa di coscienza interiore può liberare dal copione e tale liberazione avviene ascoltando le voci nella propria testa e permettendo all’Adulto che è in noi di decidere se seguire o no gli ordini memorizzati..Per terminare riporto qui un passo del Panchatantra (200 a C )"Queste cinque cose sono fissate per ogni uomoprima che lasci il grembo materno:il numero dei suoi giorni, il suo destino,la sua ricchezza,la sua cultura, la sua tomba."Buona giornata Sergio

  6. Brazir ha detto:

    Ed e’ un gatto che si morde alla coda.Siamo sempre davanti a quello specchio a domandarsi "chi sono"?Mai smettere pero’… fosse anche solo per sentirsi vivi

  7. penny ha detto:

    Anche io credo che sia più facile continuare a nascondersi,dando la colpa al proprio carattere, piuttosto che al mondo intero.Quello che siamo (o meglio sosteniamo di essere ) non è altro che un pretesto, per poter sbagliare ancora.Mi sto ingarbugliando come il tronco di quell’ albero…in ogni caso è coraggioso ed anche un po’ audace avventurarsi in questo senso.C’è un mondo da scoprire…proprio dentro l’uscio…siamo come un fiore che sotto ad ogni strato di petali , nasconde un colore nuovo spesso mai visto prima…potrebbe anche essere sgradevole alla vista, ma se non si va a vedere…

  8. Carlo ha detto:

    "Sono fatto così", secondo me, è una constatazione di dove si è arrivati, di come si è adesso. IL DOMANI DERIVA DALL’ESPERIENZA. La vera frase dovrebbe essere, ora sono fatto così…(nel senso di formato, definito, completo).Tutto conta: Le radici, la cultura, il dna.Buona serata da Carlo.

  9. sergio ha detto:

    dal disordine all’ordine, bello…forse Gesù quando disse "benedite le vostre croci" si riferiva anche a questi radici, legami, catene… a me pare di sì…coraggio? bè, io lo vedo in realtà come un Amore da dedicare a se stessi…; certo, vero, in Amore bisogna essere coraggiosi, anche…stile di vita preconscio ed ordini memorizzati: interessante, da approfondire…cosa è nascosto in noi forse ci fa paura, ecco che si rinuncia in nome della maggiore sicurezza che ci dà uan personalità già definita che ci accompagna da decie di anni….tutto conta e tutto è in movimento, anche.

  10. antonella ha detto:

    penso che sia fondamentale guardarsi dentro, continuamente. Fare sempre i conti con la propria coscienza. Non si può mentire per tanto tempo a noi stessi e quando dentro di noi sentiamo che qualcosa non va, sentiamo che qualcosa è cambiato nel nostro modo di vedere le cose, la realtà, le persone allora dobbiamo avere il coraggio di cambiare, di seguire il proprio cuore…non ci si può ingrigire, non si può morire dentro per non avere il coraggio di cambiare.Pensare , come tu hai scritto, che niente è scontato ma che tutto muta, che tutto è movimento, anche noi.Questo non significa essere sempre nell’instabilità ma vedere la nostra vita come qualcosa di dinamico, in evoluzione, un viaggio appunto e solo in tal modo avremo coscienza di essere vivi (umanamente parlando perchè forse, per avere coscienza di ciò che si è, della nostra libertà, occorre andare ben al di là, occorre togliere molte maschere, illusioni di cui il nostro io si nutre ma è già tanto riuscire a rispecchiarsi nella vita e non sentire di vivere a metà, solo in parte, perchè non si è seguito il proprio istinto, il proprio cuore, ciò che sognavamo e sentivamo di essere in questa vita, ciò per il quale sentivamo di essere chiamati) Mi fa ricordare una poesia comunente attribuita a Neruda ma pare in realtà di Martha Medeiros probabilmente l’avrai già sentitaOde alla vita Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marca,chi non rischia e cambia colore dei vestiti,chi non parla a chi non conosce.Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.Muore lentamente chi evita una passione,chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle ‘i’piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi,quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,chi è infelice sul lavoro,chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno,chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.Lentamente muore chi non viaggia,chi non legge, chi non ascolta musica,chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,chi non si lascia aiutare;chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi,ricordando sempre che essere vivorichiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.Un abbraccio e buon pomeriggio

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