fenomenologia dello spirito

Diversi anni fa un film di cui non ricordo altro se non il fatto che parlava della vita di una donna divenuta poi filosofa, mi colpì per come faceva spiegare alla protagonista il concetto di potenziale insito nelle cose ad un bambino.

Semplicemente fece vedere la tastiera di un pianoforte al ragazzino spiegando che tutte le note erano già presenti e si sarebbero udite / espresse una volta che un musicista avesse premuto i tasti.

Quindi, dietro il silenzio, vi era già, in potenza, la musica.

Non so perchè mi è tornata alla mente questa cosa, forse perchè questa mattina pensavo alle panchine vuote del parco in attesa di ospiti o i cestini pronti ad essere colmati.

O forse, implicitamente, tornava la Domanda "quale è il mio potenziale? Come lo sto esprimendo?"

Perchè se è vero che da una tastiera, una panchina o un cestino ci si attende un certo tipo di riscontro, come potere avere la presunzione di comprendere quel pozzo profondo che è l’anima dell’Uomo?

Quella fenomenologia così variegata dello spirito umano, che rende ognuno di noi unico ed irripetibile, pertanto prezioso Dono/ Espressione di una indefinibile energia che di volta in volta viene classificata e costretta da etichette, tra le più disparate, che passano dall’arte alla mistica religiosa, sino al concreto gesto del quotidiano.

"Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito"

(Giovanni, 3,8)

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8 risposte a fenomenologia dello spirito

  1. Brazir ha detto:

    Forse semplicemente continuando a porsi domande…

  2. ReS ha detto:

    E’ vero: non esistono due persone uguali. Ciascuno di noi è diverso, straordinariamente interessante, meravigliosamente importante, ma lo diventeremmo ancora di più se riuscissimo a sviluppare pienamente ciò che abbiamo "dentro".E quindi ecco che….. "Pensiamo molto meno di quanto possiamo, sappiamo molto meno di quanto amiamo, amiamo molto meno di quanto si possa amare….e così siamo molto meno di ciò che siamo….!

  3. Francesco ha detto:

    Anch’io ogni tanto mi faccio di queste domande, ma enso che siamo immersi in un tale mare di elementi, che da soli non possiamo migliorare più di tanto.Faccio presente il mio caso: io ero un adolescente secchioncello preso in giro dai compagni di scuola… quando ho trovato la mia anima gemella (anzi, quandoqeusta ha trovato me) cominciarono molti cambiamenti ed evoluzioni… quando quest’ultima però ha lasciato questo mondo… sono precippitato nell’oscurità più cupa e profonda… pian piano ho cominciato a risalire e adesso… anche se non ho coronato quello che era il nostro sogno/rogetto di vita, mi sento stranamentesereno e tranquillo e ancora di nuovo pronto ad evolvermi.Lo spirito, o l’anima, è qualcosa di talmente profondo che non riusciremo mai a capire del tutto.

  4. ventodeldeserto ha detto:

    tre commenti …tre storie….tre anime…..tre chiavi…..tre note musicali armoniose……forza, sentimento……e nessuna resa…..riflessioni semplici e concetti alti…..l’animo umano…..un argomento difficile…..a volte credo che siamo noi a complicare quelli che sono i sentimenti piu semplici……siamo noi a complicare l’amore ……la vita……l’evoluzione deve per forza passare attraverso la sofferenza?……si…no…dipende…..e da chi ? e da cosa? e per cosa…..?………tutti noi siamo solo granelli di sabbia….da soli siamo cristalli di vetro levigati dal tempo , dal vento…da qualcosa più grande di noi…..insieme siamo spiagge…deserti…fondali immacolati…..panorami paradisiaci……e poi?…poi basta un attimo…e tutto ricade nel silenzio…..ma ciò che ci distingue e ci accomuna è la volontà di proseguire per migliorare il nostro intelletto , la nostra forza interiore….ma arriveranno altre domande su altre esperienze…e così via fino all’esaudire del tempo su questa terra….forse è questa la magia della vita?….non lo so…..io vado avanti…..con me …sempre…..vento

  5. sergio ha detto:

    porsi domande è importante.il rischio, però, è che si sconfini nel vivere di sola "testa", dimenticandoci che se abbiamo un corpo e dei sensi è perchè li si debba usare..essi stessi sono organi di illuminazione, diciamo.il piacere che provano le nostre orecchie nell’udire una certa musica, il godere del profumo o aroma di un certo cibo, l’assaporare a livello tattile qualcosa, possono essere, tutte, esperienze di "risveglio" di qualcosa di più profondo che è in noi…mesi fa, ad esempio, ho fatto esperienza di cenare al buio, da solo.va bè, direte che sono matto, eppure è stata una esperienza molto intensa…senza il dominio delle immagini, senza il preconcetto che da esse scaturiscono…portare il cibo alla bocca…assaporare lungamente, indovinare, riprovare…provare per credere…

  6. Cinzia ha detto:

    Giovanni… nonostante non mi piaccia l’uso strumentale delle sue parole, veramente travisate. Splendido il buio… amplifica ogni senso, lo potenzia al massimo….

  7. antonella ha detto:

    Bellissimo post ! grazie .-)Ognuno è diverso, ognuno ha la sua strada. E la vita forse è il tentativo di trovarla, è un viaggio interiore.E poi c’è il mistero del mondo che mai l’uomo riuscirà a scoprire pur anelandovi…"Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito". ~ Herman Hesse – Demian ~

  8. py ha detto:

    il vento è ovunque se lo vuoi sentirela sensibilità più o meno accentuata ci diversifica, a volte però sarebbe meglio essere stupidi…meno domande, più semplicità nelle emozioni…non lo so…io sono una che pensa continuamente, troppo….e le troppe domande mi frenano, perchè non capisco, devo trovare la risposta a tutti i perchè….il buio…ci provo, anche se mi fa un pò paura

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