“ma non è il figlio del falegname?”

 

va bè, sabato pomeriggio dopo le 18:00 mi ritrovo in Chiesa ed ecco il brano del Vangelo (mi pare Marco…) che pone la domanda apparentemente semplice "ma non è il figlio del falegname?" in riferimento alla figura di Gesù…

 

bravo il parocco a commentarla in maniera stimolante…

parla di presunzione di conoscere, del fermarsi alla superficie delle cose, del non consentire che si sia altro da quanto è prevedibile / ovvio

 

certo, lui riferisce il tutto alla divinità di Gesù, alla sua figura non riconosciuta da molti suoi contemporanei, però a me pare che il discorso possa essere a più ampio raggio…

 

anche tra noi comuni mortali vige abbastanza spesso, soprattutto per chi non cresce nell’assoluto anonimato di una metropoli, quel tipo di pretesa di sapere chi sei in base alal tua provenienza, in base a cosa fa la tua famiglia e così via…

 

allora mi chiedo quante volte mi sono fermato io alla domanda "ma non è il figlio/ la figlia di…";

quante volte non ho dato la possibilità di esprimersi davvero chi avevo davanti, certo di sapere già di chi si trattasse…

 

insomma…quanti pre-concetti, quanto paraocchi, quante sentenze…

 

da pensarci su…

 

 

 

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8 risposte a “ma non è il figlio del falegname?”

  1. Carlo ha detto:

    Fermarsi alle apparenze infatti spesso non solo inganna, ma svia…A volte ci si fida di alcune persone che poi non sono quello che sembrano…Giuda Iscariota, (colui che tradì Gesù), aveva delle ottime referenze!! Ahahah!Buon Pomeriggio da Carlo.

  2. Brazir ha detto:

    Penso che tutto e molto dipenda dell’interesse e spesso dall’impressione "a pelle", indipendentemete dal fatto che sia il figlio del falegname, avvocato, giardiniere o…. meretrice.Ritengo che piu’ o meno giustamente cerchiamo affinita’ e se manca e’ questo il vero motivo che non diamo la possibilita’ di "esprimersi".I nostri pre-concetti, paraocchi e sentenze avvengono dopo un "contatto" e non penso solo "per sentito dire".

  3. py ha detto:

    sai, io fino a qualche anno fa ero la moglie di….ora sono Pina….è stato faticoso riappropriarsi della propria identità…superando appunto tutti i preconcetti…

  4. sergio ha detto:

    già già già…il paradosso è che a volte siamo noi stessi a darci etichette, in quella ricerca di auto-protezione e consolazione…quella ricerca di definirsi in "io sono…"… (tanto rassicurante…)attribuirsi una identità per essere certi di qualcosa, sapere con chi si ha a che fare…che è poi una ottima premessa per impedirsi di Vivere le cose e le situazioni…ecco allora perchè in certe religioni il rito di passaggio di ingresso è proprio la perdiat del "nome"originale e la assunzione di uno nuovo, a significare il cambio di rotta, di direzione, di identità, di tutto…quanto c’è dietro al nostro nome….tanto, davvero…nel bene e nel male…

  5. exbambinoprodigio ha detto:

    credo sia dal vangelo secondo luca….credo di saperlo perchè luca sono io… 😀 Marco era quello di elisaBetta se ben ricordo,poi la storia aggiornata in tempi moderni ha visto separazioni e nuove…. annunciazioni,ma non è il caso qui di stare a puntare l’indice,meglio il pollice forse :-DDD , dietro al nostro nome c’è a volte l’incapacità di vivere di chi ci ha donato la vita.tu per me sei Pyna… 🙂

  6. Ivano ha detto:

    …diventare chi sono…mi piace il tuo incipit, è profondo ed importante.Buona serata.

  7. sergio ha detto:

    ivano:il mio incipit riprende un passo di "Così parlò Zarathustra" di Friedrich Nietzsche, quando dice "Diventa chi sei!"

  8. JعK ha detto:

    bellissimo quel passo..il grande Nietsche..JackY

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