Sono seduto da solo ad un tavolo.

Sono seduto da solo ad un tavolo. E’ buio e non so dove sono e come ci sono arrivato. Ci sono bottiglie di liquori e di vino dappertutto e sul tavolo davanti a me c’è un grosso mucchio di cocaina bianca e un sacchetto enorme di crack giallo. C’è anche un cannello, una pipa, un tubetto di colla e un barattolo aperto pieno di benzina. Mi guardo intorno. C’è buio, c’è alcol, ci sono droghe. C’è tutto in abbondanza.

So che sono solo e che non c’è nessuno a fermarmi. So che posso farmi quanto voglio di qualsiasi cosa voglio. Mentre allungo la mano verso una delle bottiglie, qualcosa dentro di me mi dice di fermarmi, ce quello che sto facendo non va bene, che non posso farlo più, che mi sto ammazzando. Allungo lo stesso la mano. Afferro la bottiglia, la porto alle labbra e mando giù una lunga profonda sorsata che mi brucia la bocca, la gola e lo stomaco.

Per un istante brevissimo mi sento completo. Il dolore che mi porto dietro scompare. Mi sento a mio agio e rilassato, fiducioso e sicuro, calmo e composto. Mi sento bene. Maledizione, mi sento stramaledettamente bene.

Queste sensazioni se ne vanno veloci come erano venute e vorrei che tornassero. Non m’importa che cosa dovrò fare, che cosa dovrò prendere, che cosa dovrò sopportare. Farò qualsiasi cosa. Voglio soltanto che tornino. Faccio un’altra bevuta. Non funziona. Prendo una bottiglia diversa, ingoio un sorso più lungo. Non funziona. Prendo le bottiglie una dopo l’altra, un sorso dopo l’altro, non funziona niente. Anzichè sentirmi meglio mi sento sempre peggio. Tutto quello che sentivo e mi sembrava buono è diventato cattivo e si è ingrandito al di là di ogni punto di riferimento o di comprensione. La mia sola opzione è cercare di ammazzare. Ammazzare quello che fa male. Ammazzarlo.

da "In un milione di piccoli pezzi" di James Frey

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6 risposte a Sono seduto da solo ad un tavolo.

  1. maipiù ha detto:

    il buon buk;Presi la bottiglia e andai in camera mia. Mi spogliai, tenni le mutande e andai a letto. Era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura, scrittura, scultura, composizione, direzione d’orchestra, campeggio, yoga, copula, gioco d’azzardo, alcool, ozio, gelato di yogurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City, e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire. Era bello avere una scelta. Io l’avevo fatta da un pezzo, la mia scelta. Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia. I russi sapevano il fatto loro

  2. py ha detto:

    non so che dire….

  3. sergio ha detto:

    sì "maipiù", pensavo a quello.non in attesa della morte, no, non quello, ma a come ci si trovi sempre di fronte a bottiglie, come bene hai detto te / Buk…le etichette possono variare, ma il contenuto e la ricerca di estasi che sottendono è la stessa…con lo stesso ritmo incalzante, con la stessa ossessione…con la stessa ricerca di Piacere…cazzo, da rileggere e rileggere il passaggio che hai riportato, mi ci riconosco parecchio! (a parte la vodka finale…)

  4. Carlo ha detto:

    Mamma mia che disordine…Forse è proprio questo che tramortisce e tradisce…Prediligo una Vita semplice…I trucchi e i sotterfugi nascondono, coprono solo ciò che non vogliamo vedere…Ma se si accetta la realtà tutto è più come dire..spontaneamente limpido da affrontare.E dirò di più nemmeno poi così banale.Sarà che neppure un ombra di alcool o di fumo offusca la mia vista…Ma è tutto così chiaro…Buon Pomeriggio da Carlo.

  5. bisbetica ha detto:

    la vodka è un piacere. liscia e ghiacciata.non la senti… sinchè non ti alzi in piedi :-DDD

  6. Harielle ha detto:

    dolore,o dolore! Il Tempo si mangia la vitae l’oscuro Nemico che ci rode il cuorecresce e si fortifica del sangue che perdiamo….Così diceva Baudelaire. Ancora oggi così diciamo noi, ed invece dell’assenzio beviamo amari calici di tante cose: lavoro, cassa integrazione, palestra, tv ed internet, miscugli chimici più o meno gradevoli…ed il vero nemico è il dolore di esistere, invece…

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