Adesso che il tempo sembra tutto mio – Patrizia Cavalli

 

 

Adesso che il tempo sembra tutto mio

e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,

adesso che posso rimanere a guardare

come si scioglie una nuvola e come si scolora,

come cammina un gatto per il tetto

nel lusso immenso di una esplorazione, adesso

che ogni giorno mi aspetta

la sconfinata lunghezza di una notte

dove non c’è richiamo e non c’è più ragione

di spogliarsi in fretta per riposare dentro

l’accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,

adesso che il mattino non ha mai principio

e silenzioso mi lascia ai miei progetti

a tutte le cadenze della voce, adesso

vorrei improvvisamente la prigione.

 

 

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10 risposte a Adesso che il tempo sembra tutto mio – Patrizia Cavalli

  1. Carlo ha detto:

    Tutto ciò che la vita ci porta, non sono solo dolori..Tutte le aspettative che ci si prefigge, non sono solo gioie…Buon fine settimana da Carlo.

  2. bisbetica ha detto:

    Amo molto Patrizia Cavalli e so che lo saima non corcordo affatto con questa: la prigione mai, di qualunque specie essa sia 🙂

  3. sergio ha detto:

    carlo: tutto è bene, ovvio.betta: bè, in questa poesia "prigione" la leggo come stato di cose che in una certa fase della nostra vita ci risultava "stretta" e non perchè lo fosse ma forse perchè l’abitudine ce la ha fatta ritenere tale…è il discorso del "meglio puoi vedermi, allontanando" (Pasquale Panella)…a volte allontanarci dalle cose cha abbiamo più vicine è l’unico modo per poterle ri-cogliere nella loro reale importanza…e allora la "prigione" ci risulta preziosa…

  4. py ha detto:

    idem come betta…versi che sembrano cuciti per il mio essere, a parte l’ultima rigama credo che dovrò rifletterci sopra…non la capiscoa meno che non indichi che nel momento in cui si ottiene la piena libertà di sè, si vorrebbe la prigione, perchè di questa libertà non si sa che farsenein certi momenti può arrivare tardi, e ci può essere il rimpianto del primapotrebbe starci….per la mia esperienza, perchè si sa no? tutto è soggettivo

  5. bisbetica ha detto:

    a proposito di soggettività…chi ha bisogno di allontanarsi per vedere mi sembra sciocco e poco consapevole.io so quel che voglio e quel che vale, non ho bisogno di questi "mezzucci"e se mai mi trovassi a dover dire "mi manca la prigione" mi sentirei davvero donna da niente

  6. sergio ha detto:

    forse tutto dipende da cosa intendiamo per prigione…ognuno h ala sua definizione, non ho la pretesa/presunzione di comprendere quella degli altri (è già un bel casino comprendere la mia…)…"donna da niente" perchè dipendente dalla propria prigione? dai propri legami?non lo so…anche il condannare a priori qualsiasi prigione è, mi pare, un essere incarcerati..quindi…

  7. Carlo ha detto:

    Prigione volontaria o prigione obbligata…Sempre qualcosa che isola…Buon proseguimento..Da Carlo.

  8. bisbetica ha detto:

    no, rimpiangere una prigione è da donne/uomini da nientee da persone che hanno bisogno di catene per conoscere i propri limiti e per sentire il male alle braccia che ti ricorda che sei vivo

  9. doraforino ha detto:

    Ha pubblicato per Einaudi alcune raccolte di successo: Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974), Il cielo (1981), Poesie 1974-1992 (1992), L’io singolare proprio mio(1992) e Sempre aperto teatro (1999). Con la raccolta Sempre aperto teatro, ha vinto il Premio Letterario Viareggio-Repaci. L’ultima raccolta è Pigre divinità e pigra sorte (2006). Sempre per l’editore Einaudi ha tradotto il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare; dello stesso autore ha tradotto inoltre Otello, messo in scena dal regista e attore Arturo Cirillo nel 2009.
    Vive a Roma.
    Mi piace il suo verseggiare sobrio e diretto.
    Dora

  10. Greg ha detto:

    Non concordo perche lei deve rivagare il passato.Quando lei vive nel presente e lei lo puo modificarlo se lo volesse.

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