terremoto: articolo di Giacomo Di Girolamo

una voce fuori dal coro, che in parte condivido…

S

 

***

"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN
EURO…"

(di Giacomo Di Girolamo, redattore del Giornale di
Sicilia) 
 
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di
euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni
terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una
bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza
il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non
telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal
mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un
euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste.
Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a
famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai
passati di moda.Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti
di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici,
al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato
i palinsesti travolti , le dirette no – stop, le scritte in
sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro.
E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà,
che in questo momento, da italiano, io possa fare.Non do un euro
perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione
che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi
perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle
tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio
che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la
beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi
sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire,
stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una
compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimet
ro.Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere
prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I
danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago
già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono
già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la
protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro.
E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli
italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti
eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro
Paese.E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di
tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla
sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che
succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una
classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a
fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.C’è
andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo,
a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come
tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?Avrei potuto anche
uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di
"new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e
al neologismo: "new town". Dove l’ha preso? Dove l’ha letto?
Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non
può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere
masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori.
Ecco come nasce "new town". E’ un brand. Come la gomma del
ponte.Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto
addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente
del Senato dice che "in questo momento serve l’unità di
tutta la politica". Evviva. Ma io non sto con voi, perché
io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle
spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete
responsa bilità su quello che è successo, perché
governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo
che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per
la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le
amnesie di una giustizia che non c’è.Io non lo do, l’euro.
Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo
Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto
Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo
uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu
il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E
diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni
terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero
il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale.
Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo
l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo
strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare
indifferente. Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi
si continua a fare sempre come prima? Hanno
scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un
euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti)
che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un
albergo, che un tratto di penna di un funzionario
compiacente aveva trasformato in edificio scolastico,
nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti
di sicurezza per farlo. Ecco, nella nostra città, Marsala,
c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico
Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un
albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza
rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni.
La
Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad
ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella
palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo
scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la
dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. Ecco, in
quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche
l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa
decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare
arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della
coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli
eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul
terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con
il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo
il rimborso del canone per quella bestialità che avevano
detto .Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne
voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato
efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già
che così non sarà, penso anche che il terremoto è il
gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non
parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o
la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il
terremoto.
Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il
paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi
di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse
davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli
sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno,
o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni
europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in
mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più
rabbia. Io non do una lira. E do il più grande aiuto
possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico
in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere
una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa
pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe successo"
, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come
se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva
loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come
si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto
pratico. E io piango di rabbia perché a morire sono sempre
i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è
neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a
raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i
poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma
io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e
rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la
natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo

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3 risposte a terremoto: articolo di Giacomo Di Girolamo

  1. Carlo ha detto:

    Io dò più di un Euro perchè conosco l’Italia, il suo deficit e lo sforzo della Protezione Civile.IO Darò il 5 per mille se mi danno sto cavolo di codice perchè lo devolvo ad una causa giusta piuttosto che ad un fondo perso.IO Risparmio un caffè al giorno e non vorrei che se mai venisse un terremoto a casa mia mi si dicesse mi dispiace, nessuno ha donato nulla,i soldi son finiti non la possiamo salvare.Io non penso che tutto va sempre male e che il bene comincia da noi, e se questo gesto magari sarà simbolico ma deve essere sintomo di solidarietà…Soprattutto tra poveri. Ciao da Carlo.

  2. Carlo ha detto:

    IO SPERO NEL REFERENDUM NELLA TORNATA UNICA ELETTORALE, ma so già che non si farà…e se quei 400 milioni di euro non arriveranno in Abruzzo, come si farà…L’Italia Politica la Conosciamo, Gli ITALIANI sono molto meglio! GRAZIE ITALIANI, di cuore e di passione, che volontariamente e senza nulla chiedere stanno Aiutando a far rinascere l’Abruzzo.Buon Pomeriggio.

  3. Maverick ha detto:

    Fa riflettere molto questo articolo, e devo dire che in parte condivido, pur avendo mandato due euro, dopo assere rimasto sconvolto davanti a quelle scene di distruzione che venivano riprese e trasmesse da tutte le tv; la fine che faranno i "miei due euro" non la conosco. Magari serviranno per le popolazioni terremotate, o si trasformeranno insieme ad altri "due euro" in un mega schermo per una sala conferenze di qualche sede di Protezione Civile. Io l’ho mandato con le mie migliori intenzioni: che facciano il loro corso. Molti politici si sono prodigati a raggiungere l’Aquila, per questo evento certamente non felice, e non so fino a che punto possa bastare il conforto chi sia stato salvato da sotto le macerie in pigiama, e che da quel giorno, non avrà la sua casa con tutti i ricordi, tanto meno l’affetto dei cari, periti sotto le macerie, mentre invece in Santo Padre, ha detto che avrebbe raggiunto le popolazioni terremotate non appena si fosse liberato… (altra affermazione che ha fatto notizia). Solo dopo un paio di giorni, si sono visti nel corso dei tg le tendopoli realizzate per i volontari che da tutta Italia hanno raggiunto l’Abruzzo. Non è stato detto quali tende siano state realizzate prima, se quelle x i soccorritori o per i soccorsi, magari con un po di spirito da campeggiatori.Nulla da aggiungere al passo che parla di come sia differente la teoria dalla pratica in campo edile, ed anche questo è un motivo di vergogna. L’unica speranza è che si faccia di tutto, e il prima possibile per ridare la vita ad un paese che ahimè, sta in ginocchio.

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