valduga

 
bellissimo testo erotico…
intenso nel suo testare su se stessi gli opposti che convergono…
nel Piacere…

 

 

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

 

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3 risposte a valduga

  1. Francy ha detto:

    splendido veramente … non si può aggiungere nulla :)bacio

  2. ╬✞Nadir spaces ha detto:

    http://rapidshare.com/files/144453011/Paint.Shop.Pro.Photo.X2.Ultimate.part2.rarhttp://i166.photobucket.com/albums/u100/nadiro/Immagine1-11.jpg AgoniaVita come sogno dal quale ci si risveglia morendoMorte come il necessario omegaCome prima consapevolezze e ultima speranzaCome ultimo scherno della realtàA tutto il sangue perso stringendo di dentiCome termine di un’amore o di un’agoniaciao buona settimana non lavorare troppo ^^ aricyaonadir

  3. Rebecca ha detto:

    Il Mughetto Della convalle figlio,bello del tuo candor,fra tutti i fiori, o giglio,tu mi parli al cor. La tua gentil fragranzanon ricusarmi in don,abbella tu la stanzadove solinga io son. Né fia chi toglier osial tuo leggiadro steli calici dolorosiche ti compose il ciel. Per me di limpid’ondanutrito in sul mattin,la tua materna spondanon obliasti alfin? Ahi! Tolto ai tuoi compagnirapito al patrio suol,tu forse ancor ti lagniesule meco e sol. Pace; il tuo duol consola;hai fato al mio simìl:anch’io deserta e solafui nel mio primo april! Da una segreta curapùnto il mio cor languì:non più serena e puraè l’alba del mio dì. Parmi che anch’io rapitafossi da un altro suol,ché un tempo alla mia vitasplendè più chiaro il sol. Or qui cercando invanoun refrigerio io vò;parmi che sia lontanochi consolar mi può. Pace;il tuo duol consola;hai fato al mio simil:anch’io deserta e solafui nel mio primo april. Deh! che mi giova un coreche niuno intender sa?A te che giova, o fiorela tua gentil beltà? Fragile è il dono, o giglio,ch’a entrambi Iddio fidò:ad un girar di cigliosvanir per sempre ei può. Ma fra l’eterna schieraangelo alcun non v’èche da più ria buferate custodisca a me? Quant’è che vive e spira ha in sua tutela il ciel:l’uomo per lui respira,verde è per lui lo stel. Iddio de’ suoi tesorilargo ai suoi figli ognorla mia virtù ristori,conforti il tuo vigor, e noi concordi a Luivorrem tributo offrir:tu dei profumi tui,ed io de’ miei sospir. Un saluto da Pif

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