in parete

 
prendo a spunto e riporto sotto un commento ricevuto su altro post da "Cielo Rosso" ( http://cielorosso.spaces.live.com/ ) che mi ha particolarmente toccato:
 
"Per quanto riguarda la riflessione, qui avviata, relativa alla vita come "vertigine e malattia" o come "opportunità da godere", io ne parlerai attraverso una metafora che uso spesso. Chi ama l’alta quota comprende quella sensazione che si prova quando si è nel mezzo di una parete di arrampicata: c’è un senso di vertigine perché sotto c’è il vuoto (o quasi), c’è la consapevolezza che un errore o un incidente il quelle condizioni significherebbe la morte; d’altro canto, volgendo o sguardo verso l’altro, c’è una vetta incantevole, il cui profilo si staglia nel cielo terso dell’alba… appare lontana, quasi irraggiungibile, ma lo scalatore sa che la raggiungerà. E poi, tra la vertigine e il miraggio della meta (quasi trascendente), c’è la via. La via, il "salire", è ciò che più di tutto l’alpinista ama. La "via" è fatta di piccoli appigli nella roccia, non sempre facilmente individuabili; la "via" è fantasia, è arte, è capacità di scorgere il passaggio nell’impossibile, di andare contro le leggi della fisica e della gravità. La salita in vetta è anche fatica, certo, e talvolta dolore, ma, più di tutto, nello scalatore, prevale la gioia del salire e dell’essere in armonia, in comunione, con la montagna, il cielo, la natura.
La vita è, a mio parere, simile a una salita. Esistono molteplici modi per viverla: qualcuno si limita a guardare verso il baratro e rimane nel terrore, qualcun altro non vede altro che la vetta ma non trova il modo per giungere ad essa… la felicità è di chi è consapevole di essere tra due abissi opposti (il “quasi vuoto” sotto, e l’apparente irraggiungibilità della vetta) e sceglie di amare e accarezzare la roccia sapendo che gli permetterà di proseguire e raggiungere la meta."

 

aggiungo solo che io ho praticato arrampicata sportiva su roccia…ho vissuto su me stesso quelle e altre emozioni … 

bellissima la metafora che lui usa…
 
una volta mentre stavo scalando, allo stremo delle forze, cosa trovo sulla via?
 
un fiore.
 
piccolo piccolo.
 
ma c’era tutto: i petali, i colori, tutto…
 
mi sono venute le lacrime…
 
e mi capita ancora, nei momenti di sconforto, di pensare a quel fiore, al suo ostinato e al tempo stesso naturale  esserci…
 
esserci nonostantetutto, incurante di tutto, non so dire meglio…
 
quanto ho imparato su me stesso grazie a quell’incontro…
 
 
 

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3 risposte a in parete

  1. JعK ha detto:

    la metafora di Cielo Rosso aveva colpito molto anche mee questa tua continuazione citando l’incontro col piccolo fiorehanno coronato questi splendidi vostri versi.Vi abbraccio.Buona giornata.-JacKy-

  2. YakkyMax ha detto:

    Cari Amici e Amiche,Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Proviamo a dire di Sì!Scegliamo un determinato atteggiamento positivonei confronti di tutto ciò che ci sta intorno.Dopo un sì di queste dimensioni,tutto ciò che ci circonda,non può più fare a meno di sorridercie ci faremo avvolgere e invadereda un clima di positività.Buona Vita… Buon Sì a Tutti…YakkyMax (il collezionista di attimi)

  3. Harielle ha detto:

    Ogni volta che arriviamo al limite, ci rendiamo conto di quanto sia grande quell’enorme mistero che chiamiamo vita, e quanto non conosciamo degli infiniti mondi che contemporaneamente ci avvolgono, nella percezione di un attimo. Forse il piccolo principe, che veniva da altri pianeti, aveva capito prima di noi che rimanere semplici ci avvicina di più all’essenza delle cose.Buona gionata, e torna presto nel mio blog.

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