l’arte di morire a se stessi in ogni attimo

l’arte di morire a se stessi in ogni attimo

 

ora, per il mio attuale stato di “comprensione” delle cose, mi pare sia questo l’atteggiamento che può darci la possibilità di fruire davvero della Vita…

 

vivere intensamente ogni attimo per poi abbandonarlo dopo averlo vissuto…

lasciandolo morire, non chiedendogli di continuare ad esistere in noi, non addossandogli legami emotivi che si trascinano per anni, magari…

 

cercando di vivere il presente come unico momento reale, diffidando dei richiami del passato (che danno molta sicurezza poiché immutabili…) o delle lusinghe del futuro (su cui si riversano aspettative di rivalsa o di realizzazione…)…

 

ora senza prima, senza dopo…

ora sufficiente a se stessa…

 

un allenamento alla nostra morte, anche…

un “anticipo di morte” scrivevo tempo fa circa lo stato di malattia…

ma questa vita, poi, in fondo, non è una sorta di malattia da cui a tratti ci si riprende, anche?

 

e non vado ad approfondire, qui, tecniche sciamaniche e altro, non è l’ambito…

 

ovvio, la teoria fila benissimo, la pratica è altra cosa…

però penso pure che già porsi la questione sia importante…

qualcuno diceva che sono beati coloro che neppure si pongono dei dubbi; vero fino ad un certo punto…

che questa vertigine chiamata Vita, mi pare, meriti molto di più che una semplice sopravvivenza a se stessi…

 

sì.

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11 risposte a l’arte di morire a se stessi in ogni attimo

  1. Morgana ha detto:

    su moltissime cose sono d’accordo.. Io però, innegabilmente ottimista quale sono, preferisco sempre VIVERE ME STESSA, ogni giorno ricominciando, ogni giorno dimenticando.Un abbraccio,La Fata

  2. Emilia ha detto:

    Non riesco a considerarla una malattia…nemmeno una vertigine, solo un’opportunità unica di sperimentare e godere di ogni cosa che ci è possibile conoscere, senza ansia, senza fretta, senza certezze e senza aspettative…solo per il piacere di scoprire e vivere.Buona vita a te…

  3. Armonia ha detto:

    Sì.Arte. Arte per morire comporta Arte per vivere.Ogni attimo è espressione di Arte, ma quell’arte che parte da una profondità dell’anima, quell’arte che si possiede e che necessita la sua manifestazione.Arte.Ma l’arte non comporta sempre una critica?Ed io NOSTRO EGO è capace di sopportare le critiche, ovvie, della Vita all’arte che poniamo in ogni attimo di eterno?Vertigine di Vita. Brividi lungo la schiena nella vertigine che dona l’altitudine di poter vivere…Buon Tuttoin Armonia

  4. cielo ha detto:

    Grazie! Ora il concetto mi è più chiaro. Nel concetto di "morire a se stessi" tu affermi l’importanza del vivere qui, ora. Ed è decisamente differente dal "morire a se stessi", inteso come "sacrificarsi", a cui si riferiscono alcune forme di religiosità.Per quanto riguarda l riflessione, qui avviata, relativa alla vita come "vertigine e malattia" o come "opportunità da godere", io ne parlerai attraverso una metafora che uso spesso. Chi ama l’alta quota comprende quella sensazione che si prova quando si è nel mezzo di una parete di arrampicata: c’è un senso di vertigine perché sotto c’è il vuoto (o quasi), c’è la consapevolezza che un errore o un incidente il quelle condizioni significherebbe la morte; d’altro canto, volgendo o sguardo verso l’altro, c’è una vetta incantevole, il cui profilo si staglia nel cielo terso dell’alba… appare lontana, quasi irraggiungibile, ma lo scalatore sa che la raggiungerà. E poi, tra la vertigine e il miraggio della meta (quasi trascendente), c’è la via. La via, il "salire", è ciò che più di tutto l’alpinista ama. La "via" è fatta di piccoli appigli nella roccia, non sempre facilmente individuabili; la "via" è fantasia, è arte, è capacità di scorgere il passaggio nell’impossibile, di andare contro le leggi della fisica e della gravità. La salita in vetta è anche fatica, certo, e talvolta dolore, ma, più di tutto, nello scalatore, prevale la gioia del salire e dell’essere in armonia, in comunione, con la montagna, il cielo, la natura.La vita è, a mio parere, simile a una salita. Esistono molteplici modi per viverla: qualcuno si limita a guardare verso il baratro e rimane nel terrore, qualcun altro non vede altro che la vetta ma non trova il modo per giungere ad essa… la felicità è di chi è consapevole di essere tra due abissi opposti (il “quasi vuoto” sotto, e l’apparente irraggiungibilità della vetta) e sceglie di amare e accarezzare la roccia sapendo che gli permetterà di proseguire e raggiungere la meta.

  5. JعK ha detto:

    Il mio godere della vita è dato esclusivamente dal presente,dall’importanza di ogni singolo giorno.Grazie per gli scritti sempre fantastici.Ti abbraccio-JacKy-

  6. passion graphic ha detto:

    ciao karino qui….passavo anke per dirti di fare un salto alla top di angelo-ribelle se vuoi puoi anke iscriverti http://angeloribelle.mastertop100.net/ un bacio buon fine settimana

  7. JACKMAX ha detto:

    ora..senza prima edopo..il nostro bistrattato infinito presente….e poi le vette e le vie…il fiore..che sò hai goduto ma non colto…mi sono fatto un giretto ma da te c’è da venire con catini per appozzarsi ben bene…….bravo sergio….sei una figura interessante e sicuramente una mente pensante,,scusa i giochi..è piu forte di me..benvenuto….e piacere di averti incontrato.max

  8. isa ha detto:

    Mi piace molto ciò che scrivi e lo condivivo, benchè io sia una nostalgica nel DNA, preferisco cmq il movimento alla staticità…La vita ci propone miriade di cose nuove, di vibrazioni,Bisogna assolutamente vivere appieno ogni giorno, anche in modo bizzarro,ma assolutamente vietato non vivere l’oggi per il pensiero di ieri…I ricordi sono il nostro bagaglio, ben custoditi in uno zainetto sulle spalle,ma quando questo pesa troppo bisogna eliminare qualche macigno…E’ un piacere leggerti.Baci. Isa

  9. lospecchiodieva ha detto:

    I dubbi devono esserci, nella mia esperienza ci sono stati per anni. Credo che solo attraverso il dubbio decidiamo di scendere in campo e mettere in discussione ogni volta tutto, ripercorrendo e tornando indietro tante volte fino a conoscere l’essenziale. Benedizione o maledizione? Tutte e due le cose…ricordando che senza sofferenza non si arriva a vedere molto, perché una parte di noi ci è preclusa.

  10. daniele paladino ha detto:

    Fratelli e Sorelle sulla Via del Ritorno,
    un solo fugace ma autentico incontro con la nostra anima, scintilla del Sacro Fuoco Eterno, spazzerà via per sempre qualsiasi lecito dubbio intellettuale dalla nostra mente raziocinante perchè ne vedremo chiaramente la funzione indispensabile al nostro processo di Risveglio comprendendone i limiti…in realtà è il nostro amico intelletto che ha il dovere delle domande…ma solo quando raggiungerà il silenzio LA LUCE troverà accoglimento per le risposte.
    La Pace del Maestro sia sempre con voi!

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