Face Book & Company…

 

che poi i fili della memoria, a ben vedere non è così complesso riprenderli in mano e dargli spessore, forma e contenuti…

 

Insomma, prova ne potrebbe essere l’uso di un “social network” come Face Book e della relativa sezione “gruppi”…

 

Così inizi ad aggregarti al gruppo dei tuoi musicisti preferiti, poi passi a quelli dei tuoi scrittori preferiti, poi a quelli “generazionali” (“se sei nato negli anni ’70…”) o di associazionismo giovanile (il mio: “Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani”…) e via così, sino al tuo istituto tecnico delle superiori e a quelli “spirituali” più recenti e man mano condividi pezzi di te con perfetti sconosciuti che come te si interessano di un certo aspetto, un certo qualcosa, in cui vige un senso di accomunamento, di “gruppo” appunto…

 

Se poi condisci il tutto con contributi di esperienze personali, fotografie “dell’epoca” e magari inizi a ricevere ed inviare inviti di amicizia tra i frequentatori di questi gruppi, eccoti in una rete di accomunamenti, di scambi di messaggi “in codice” talvolta (il famoso jargon dei gruppi, appunto, fatto di passi di poesie piuttosto che testi di canzoni o di modi di dire…), di ammiccamenti e silenziose comunanze…

 

Una sorta di “mappatura” di chi eri e di chi sei, insomma, una sorta di carta di identità, un grande ricostruire i pezzi di un puzzle del tuo passato e presente…

E man mano ritrovarsi e recuperare un po’ di se stessi ed ampliarsi (e leggendo quel contributo sulle Clarks torni improvvisamente indietro di almeno 25 anni e ti sembra che tutto sia ancora lì, a portata di mano; lo stesso magari leggendo di una camminata in montagna zaino in spalla o la traduzione di un testo di Syd Barrett prima dell’oblio definitivo o la foto dello studio milanese di Dino Buzzati…)…

 

Ogni strumento è “neutro” nel senso che è come lo si usa che gli attribuisce una valenza, a tal proposito ricordo sempre l’esempio dell’elettricità: la si può usare per illuminare le vie o per alimentare le sedie elettriche, sempre elettricità è…  

 

Quindi ben venga tutto, Face Book incluso, sì.

 

“Tutto è bene”, ci ricordano le Upanisad, non a caso questa frase è di introduzione  a questo mio blog, tutto ci può dare insegnamento, dipende sempre e solo dal nostro atteggiamento, dalla nostra capacità di cogliere delle opportunità di riflessione, fosse anche solo per dirsi “toh, questo sono io!!!”…

che ri-conoscersi, mi pare sia il primo essenziale gradino per potersi dare una opportunità di crescita (che non significa “migliorare” in termini di performance, quanto di conoscenza di se stessi…)

 

avevo Voglia di dire queste cose, già.

 

face_book_in_40_yrs
 
ps: ho trovato questa BELLISSIMA immagine "face book tra 40 anni", molto significativa….

 

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7 risposte a Face Book & Company…

  1. bibi ha detto:

    non potrei essere più in accordo con te.

  2. Cinzia ha detto:

    Io sono neutra davanti agli oggetti virtuali. Ovvero, sono ancora della generazione campo da calcio e da basket dell’oratorio raggiunto di corsa alla domenica mattina, quindi ne risento fino ad un certo punto dell’alienazione informatica.
    Conservo quella sana Voglia di stare in mezzo ai miei simili. Però devo ammettere che in rapporti di distanza, anche affettivi, certi strumenti aiutano molto. Ogni cosa che non faccia sentire sola la gente ben venga. Tutto sta nella moderazione con cui la si usa…
     
    E’ sempre un piacere leggerti (ma già te lo dissi )

  3. Cinzia ha detto:

    Io sono neutra davanti agli oggetti virtuali. Ovvero, sono ancora della generazione campo da calcio e da basket dell’oratorio raggiunto di corsa alla domenica mattina, quindi ne risento fino ad un certo punto dell’alienazione informatica.
    Conservo quella sana Voglia di stare in mezzo ai miei simili. Però devo ammettere che in rapporti di distanza, anche affettivi, certi strumenti aiutano molto. Ogni cosa che non faccia sentire sola la gente ben venga. Tutto sta nella moderazione con cui la si usa…
     
    E’ sempre un piacere leggerti (ma già te lo dissi )

  4. Francy ha detto:

    ma sinceramente non so… forse è data dalla mia giovane età… ma se ho interrotto certi rapporti c’è un motivo… il motivo è che non mi interessavano!
    poi non so a me non piace, la chat non funziona bene.. e tante altre piccole cose che però mi danno noia!
    vabbè io preferisco lo spaces, dove butto i miei pensieri… è più mio… non so, magari con il tempo mi affezionerò anche a facebook!
    chissà… non so…
    bacio

  5. Pingback: influenze | tutto è bene

  6. tramedipensieri ha detto:

    Ogni strumento aiuta a conoscersi. Ma quanto?
    Non so quanto fb e\o altro social possa essere utile. Sta di fatto che, dal poco che conosco, sono social da usare con discrezione… quasi sotto stretto controllo medico. I’uso, o meglio l’approccio che se ne fa, è diverso a seconda dell’età e dalla consapevolezza che comunque ci si espone: ora addirittura si è, pure, mappati. Con tempo scopro che i social non fanno per me, soprattutto in periodi di forte pressione emotiva. Allora, quasi con rabbia, levo l’account…ed è come un senso di liberazione. Ora ho aperto questo blog. Un blog non è social, penso. Di una cosa sono certa: i social isolano. Aumentano il senso di solitudine. E’ meglio vivere il reale. Salutare i vicini di casa. E leggersi un libro. Stabilire, nel caso degli orari di accesso per “socializzare”: ma è socializzare?

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