Mondo Auditel

il "Buongiorno" di Massimo Gramellini apparso venerdì 31 ottobre:
 
 
Siamo un milione, urla al tg uno studente romano. E non mi colpisce che usi il numero in maniera disinvolta (magari erano duecentomila), ma che lo urli come se essere tanti fosse l’unica cosa che conta. Di ogni manifestazione solo questo ormai rimane nella memoria. Il numero. Autentico, supposto, conteso o surreale come i due milioni e mezzo del Circo Massimo, che per starci tutti avrebbero dovuto essere magri come Fassino. La dittatura del numero è una regressione recente, ma assimilata così in fretta che a molti sembrerà incredibile sia esistito un tempo in cui il numero non contava nulla. Eppure la storia dell’umanità è stata per millenni una storia di minoranze decise: ad assaltare la Bastiglia o il Palazzo d’Inverno furono in pochi. Eppure il capitalismo degli anni d’oro si basava sull’assunto di Cuccia: «Le azioni si pesano, non si contano». Eppure i romanzi di Gadda diventarono dei classici avendo molto meno pubblico di un programma della Ventura. La quantità non era ancora sinonimo di qualità. Le maggioranze erano «silenziose» per antonomasia. E quando non lo erano diventavano pericolose. Oppure ottuse: quanti saranno stati in piazza Venezia nel giugno 1940 ad applaudire la dichiarazione di guerra? Un milione, forse due milioni e mezzo. Ma il numero non rende quell’ovazione più civile delle lacrime con cui l’avranno ascoltata alla radio i cenacoli ristretti dei dissidenti.
Sarà per questo che non mi sono mai piaciuti i cortei e le processioni. Per citare l’introverso Paolo Giordano, ai ragazzi che si adeguano alla retorica della massa preferisco la solitudine dei numeri primi.

auditel

 
 
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Mondo Auditel

  1. Emilia ha detto:

    Bellissimo questo "pezzo"…ci ho messo un pò a capire che non l’avevi scritto te… :-)))

  2. Cinzia ha detto:

    Bel pezzo, ma non condivido. Se qualcuno fosse sceso con noi, coloro che la vivono la scuola o l’università, si sarebbero resi conto di quante solitudini silenziose erano li in mezzo… chi ha un futuro è calmo e vede il fastidio del movimento.
     
    Per chi come me ha pochi soldi, deve lavorare per pagarsi lo studio, ha pochi svaghi perchè va tutto nei libri e cibo sa che un aumento delle tasse, fondazioni private, maestri unici (per chi aspira ad insegnare) sono uno sbarramento totale.
     
    Quindi la giusta distanza, si, ma non l’indifferenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...