riflesso condizionato

Stavo uscendo dalla chiesa ed ero lì con il passeggino e vedo questo ragazzo che si fa il segno della croce rivolto verso l’ingresso…

 

Mi viene in mente quel gesto quasi automatico e recentemente scomparso in me di quando, passando a lato di un cimitero ci si faceva il segno della croce o almeno veniva su un pensiero, una preghiera…

Mi pare sia stata mia nonna ad insegnarmelo, per rispetto verso chi “riposava”…

 

Allora mi interrogo su quanto certi gesti a volte ci sono così connaturali e che neppure ci viene di pensare che li stiamo facendo…

 

Gli scherzosi (la filastrocca “è morto flic, è morto floc…” quando simultaneamente si pronuncia la stessa parola, con la gestualità conseguente, vero chi-sai-solo-tu?…) e quelli più seriosi (dalla stretta di mano solenne ad altro…)…

 

Gesti, atteggiamenti del corpo (le braccia o gambe incrociate quando la persona davanti non ci va o siamo tesi di nostro… ), espressioni del viso o modi di dire (proprio quella frase lì, mica altre !!! per dire la stesa cosa—)…

 

Bè…

 

Quante espressioni non verbali, quanta comunicazione, quanta espressione…

  

 B E N E.

 

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5 risposte a riflesso condizionato

  1. Uncle ha detto:

    Vero, quanti. E quanto spesso mettono in moto un affascinante  (forse) gioco di comprensioni implicite o incomprensioni indissolubili.
    Il mondo è bello perché è vario, anche in queste cose. Che ogni volta mi sottolineano il mio personalissimo gusto di parlare chiaro, in modo inequivicabile, senza pensare al resto. C’è varietà anche in questo immagino.
     
     

  2. gennaro ha detto:

    Sono stati fatti una grande quantità di studi sull’argomento. Vedi gli studi di Erikson. E’ emerso che l’espressione verbale occupa una percentuale ridotta (al di sotto del 25%) rispetto all’espressione non verbale nell’ambito della comunicazione umana.

  3. Uncle ha detto:

    Grazie anche a te degli spunti. Ai prossimi

  4. Lithium ha detto:

    Gesti che colpiscono al giorno d’oggi.. =)Mery

  5. Giorgio ha detto:

    Nell’ambito della psicologia cognitivista, numerosi esperimenti sono stati fatti per comprendere e spiegare questi riflessi condizionati (il più noto solitamente è quello del cane di Pavlov).
    La nostra vita è pregna di esperienze, gesti, collegamenti tra questi. Spesso ci sono delle "regole" che definiscono tali collegamenti. Ma è bello pensare che sia tutta una questione di emozioni. In parte, è proprio così. Dipende dal punto di vista. A me piace la seconda opzione… sono un inguaribile (e talvolta stupido) sostenitore delle emozioni. Ma solo di quelle vere. 

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